Andrà in scena per tre volte allo Spazio Open della Fondazione Time2 di Torino, a partire da domani, 14 ottobre, “Anni senza…”, rappresentazione di Barbara Altissimo ed Emanuela Currao, tratta dal libro “Anni senza vita al Cottolengo”, recentemente ripubblicato a cura di Ciro Tarantino e Samuele Pigoni, ove si racconta parte della storia di vita di Roberto Tarditi e di Piero Defilippi i quali, dopo anni in un istituto, con una quotidianità scandita da tempi, spazi e decisioni stabiliti in gran parte da altri, intrapresero un percorso che li portò ad uscirne

«Sono nato nel 1945 e mi accorgo di essere vissuto fino ad un certo punto senza avere coscienza di me. […] Nessuno mi ha riconosciuto come suo figlio, come nipote, come fratello; nessuna casa è stata la mia casa; nessuno degli oggetti che ho toccato, usato, è stato veramente mio. […] So quel che sono oggi: un uomo di 55 anni affetto da tetraparesi spastica […]. Nei miei ricordi non c’è il bambino che sono stato, c’è solo una grande camerata dove io mi sono sentito tremendamente solo. La mia infanzia è dentro di me come una ferita profonda. La mia vita sarebbe stata diversa se… Non voglio pensare a quel che sarebbe potuta essere […] quel che conta è che ora ho riconquistato la mia dignità di uomo. Lotterò per sempre perché questo diventi un diritto acquisito di tutti […]. Io oggi sono un uomo perché ho affrontato questo mondo, perché questo mondo deve affrontare me e le mie difficoltà […]. Ed è contro certe mentalità, contro le barriere della nostra mente che bisogna fare i conti».
E ancora: «Durante la mia vita ho dovuto lottare per ottenere il diritto di diventare un uomo. La mia vita ha acquistato un senso, ma ora, quando penso al mio futuro, a volte mi sento stanco. Stanco di lottare. Ho paura di non farcela più. Ho paura che i diritti che abbiamo così duramente conquistato siano di nuovo messi in discussione e che si torni indietro. […] Per questo non bisogna limitarsi a conquistare dei diritti, ma mobilitarsi perché diventino veramente esigibili. Bisogna renderci visibili agli occhi di tutti, far capire che esistiamo. Abbiamo bisogno della solidarietà degli altri, ma di una solidarietà che si concretizzi in lotte, richieste, rivendicazioni concrete per l’attuazione completa dei nostri diritti».
Sono due brani citati a suo tempo sulle nostre pagine da Domenico Massano e tratti da una precedente edizione del libro Anni senza vita al Cottolengo. Il racconto e le proposte di due ex ricoverati, che racconta parte della storia di vita dell’indimenticato Roberto Tarditi e dell’inseparabile amico Piero Defilippi, volume recentemente ripubblicato da Mimesis, a cura di Ciro Tarantino e Samuele Pigoni, con la collaborazione della Fondazione Time2 di Torino.
Ora da quel libro è stato tratto Anni senza…, rappresentazione teatrale di Barbara Altissimo ed Emanuela Currao, per la regia della stessa Altissimo, che andrà in scena per tre volte a Torino, presso lo Spazio Open di Fondazione Time2 (Corso Stati Uniti, 62b, sempre alle 19), esattamente domani, 14 ottobre, l’11 novembre e il 20 gennaio 2027 (per informazioni: [email protected]).
Scomparsi entrambi nel 2021, Roberto Tarditi, instancabile lottatore per i diritti di tutti e per una società inclusiva, e Piero Defilippi hanno vissuto per anni all’interno di un istituto, in una quotidianità scandita da tempi, spazi e decisioni stabiliti in gran parte da altri. «Dal libro e da questa esperienza – spiegano da Time2 -, nasce il racconto portato in scena, una testimonianza personale che ripercorre gli anni trascorsi al Cottolengo e il percorso che ha portato Roberto e Piero a scegliere di vivere fuori dall’istituto, restituendo non solo l’organizzazione e le regole di quella vita, ma soprattutto l’esperienza di chi l’ha attraversata in prima persona».
A dare voce al testo, come detto, sono Barbara Altissimo ed Emanuela Currao e la messa in scena è essenziale, con parole e pochi gesti che evocano luoghi, persone e situazioni, accompagnati da fotografie del Cottolengo di Torino degli Anni Settanta, frammenti di una memoria che riguarda sia chi ha abitato quell’istituzione sia il rapporto tra il Cottolengo e la città piemontese.
«Al centro – concludono da Time2 – resta il cambiamento che attraversa le vite di Roberto e Piero: il passaggio da un’esistenza organizzata secondo decisioni altrui alla possibilità di esprimere desideri, assumere scelte e costruire il proprio progetto di vita. Sono temi che incontrano direttamente il lavoro della nostra Fondazione sulla vita indipendente, e che lo spettacolo aveva già portato al pubblico nel maggio 2026, nell’àmbito di Prima Persona Plurale – Festival della Vita Indipendente®, promosso dalla nostra stessa Fondazione [se ne legga anche in Superando, N.d.R.]. Senza offrire risposte semplici, Anni senza… lascia dunque emergere alcune domande che continuano a riguardare il presente: che cosa significa poter scegliere dove e con chi vivere? Quanto conta poter decidere della propria quotidianità? E quali condizioni rendono l’autonomia una possibilità concreta, e non soltanto un principio?». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: Silvia Bellucci ([email protected]).
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