«Non possiamo parlare di piena cittadinanza se una persona con disabilità è ancora costretta a dimostrare ripetutamente diritti già riconosciuti. Chiediamo dunque meno burocrazia, procedure uniformi e diritti concretamente esigibili»: così la Federazione FISH, nel corso di un’audizione presso le Commissioni Riunite VIII e X del Senato, impegnate nell’esame dell’Atto del Governo relativo alla Carta Europea della Disabilità (in recepimento della relativa Direttiva Europea) e al CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo)
Meno burocrazia, procedure uniformi e diritti concretamente esigibili: sono le richieste avanzate dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), nel corso di un’audizione presso le Commissioni Riunite VIII (Ambiente e Lavori Pubblici) e X (Sanità e Lavoro) del Senato, impegnate nell’esame dell’Atto del Governo n. 444, relativo alla Carta Europea della Disabilità (Direttiva Europea 2024/2841) e al CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo).
Nell’esprimere apprezzamento per lo schema di Decreto Legislativo attualmente in discussione, la Federazione, infatti, ha voluto ribadire una priorità, ossia che il riconoscimento di un diritto deve tradursi nella possibilità concreta di esercitarlo, senza ostacoli amministrativi e disparità territoriali.
«Non possiamo parlare di piena cittadinanza – dichiara in tal senso Vincenzo Falabella, presidente della FISH – se una persona con disabilità è ancora costretta a dimostrare ripetutamente diritti già riconosciuti. La Carta Europea della Disabilità e il CUDE devono essere strumenti di libertà, non ulteriori passaggi burocratici e il recepimento della Direttiva Europea deve rappresentare un’opportunità concreta per semplificare la vita delle persone».
Nel corso dell’audizione, dunque, la Federazione ha sottolineato il valore della carta Europea quale strumento di riconoscimento reciproco tra gli Stati Membri dell’Unione, capace di favorire l’accesso alla cultura, allo sport, ai trasporti e alle opportunità di partecipazione sociale.
In àmbito poi di semplificazione amministrativa, la FISH ha espresso una posizione netta sulla Piattaforma Nazionale CUDE, chiedendo che tutti i Comuni vi aderiscano senza ulteriori ritardi, superando le disomogeneità che ancora oggi ostacolano la mobilità, soprattutto nell’accesso alle Zone a Traffico Limitato e nella gestione delle targhe associate ai contrassegni. «È inaccettabile – sottolinea a tal proposito Falabella – che una persona con disabilità possa attraversare un confine europeo con il proprio contrassegno ma incontrare difficoltà passando da un Comune italiano all’altro. La libertà di movimento non può dipendere dal luogo in cui si vive o ci si sposta. I ritardi burocratici delle Amministrazioni non devono ricadere sui cittadini».
La FISH ha chiesto quindi di rendere pubblico e verificabile un cronoprogramma dei lavori, in modo appunto da garantire l’adesione di tutti i Comuni alla piattaforma CUDE, la piena interoperabilità dei sistemi informatici, procedure uniformi per l’accesso alle ZTL e adeguati strumenti di tutela contro le sanzioni causate da disallineamenti amministrativi.
Ma anche altre sono state le priorità indicate durante l’audizione, dall’aggiornamento e l’accessibilità del registro nazionale degli stalli riservati alla disponibilità della Carta e del Contrassegno Europeo sia in formato fisico che digitale, fino al coinvolgimento delle organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità nel monitoraggio dell’attuazione delle disposizioni.
«Il recepimento della Direttiva Europea – conclude il Presidente della FISH – non deve fermarsi all’approvazione di un testo normativo, ma deve produrre cambiamenti tangibili nella vita delle persone. Chiediamo pertanto al Parlamento e al Governo di mettere al centro la semplificazione, l’uniformità delle procedure e l’effettiva esigibilità dei diritti. Perché una persona con disabilità non deve chiedere ogni volta il permesso di esercitare una libertà che le è già riconosciuta. I diritti devono accompagnare le persone, non fermarsi davanti a un confine amministrativo». (S.B.)
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