«La vicenda del signor Giuseppe – commentano dalla Federazione FISH -, sfrattato a 91 anni insieme al figlio con disabilità, è una di quelle storie che squarciano il velo sulle criticità irrisolte della “Legge sul Dopo di Noi”, evidenziando come la promozione dell’autonomia abitativa e del modello di vita indipendente siano strettamente legate alla creazione di percorsi di sostegno all’autonomia e ad investimenti infrastrutturali per l’abbattimento delle barriere e l’installazione di sistemi di teleassistenza»
«La vicenda del signor Giuseppe, sfrattato a 91 anni insieme al figlio con disabilità, storia riportata nei giorni scorsi dal “Corriere della Sera”, squarcia il velo sull’urgenza sociale e le criticità irrisolte della Legge 112/16, meglio nota come “Legge sul Dopo di Noi”. Questa e altre storie evidenziano infatti come la promozione dell’autonomia abitativa e del modello di vita indipendente siano strettamente legate alla creazione di percorsi di sostegno all’autonomia (co-housing, gruppi appartamento) e agli investimenti infrastrutturali per l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’installazione di sistemi di teleassistenza»: lo si legge in una nota diffusa dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), che riporta anche il commento del proprio presidente Vincenzo Falabella, sulla vicenda ripresa dal «Corriere della Sera»: «La “Legge sul Dopo di Noi” – afferma – è nata per rispondere alla paura di migliaia di famiglie italiane: cosa sarà dei nostri cari con disabilità grave quando non potremo più assisterli? A distanza dunque di nove anni dall’entrata in vigore di tale norma, pur riconoscendone il valore, dobbiamo denunciare una frattura significativa tra il principio di diritto e la sua effettiva applicazione sul territorio. La storia del signor Giuseppe e di suo figlio ci ricorda che siamo ancora lontani dalla piena attuazione della Legge. Dobbiamo quindi continuare a lavorare per questo obiettivo che è un dovere istituzionale e una promessa di civiltà».
La Legge 112 del 2016, lo ricordiamo, è stata concepita per garantire misure di assistenza, cura e protezione in favore delle persone con disabilità grave prive di sostegno familiare o in previsione del venir meno di esso. L’obiettivo primario di essa sarebbe quello di sostenere soluzioni abitative innovative, volte a promuovere la qualità della vita e l’inclusione sociale delle persone con disabilità. «Ma la transizione al “Dopo di Noi” – annotano dalla FISH – dovrebbe iniziare in modo programmato e graduale già nel periodo “Durante Noi”, e tuttavia questo percorso è ostacolato da criticità sistemiche, come la disomogeneità applicativa tra le diverse Regioni e Ambiti Territoriali e l’incertezza sui servizi. In molte aree, infatti, la definizione e la garanzia dei LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) restano incomplete o assenti, lasciando le famiglie in una situazione di profonda incertezza sui servizi a cui hanno diritto». (S.B.)
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