Ora quei discussi corsi di specializzazione sul sostegno dovrebbero proprio cessare

di Salvatore Nocera*
Hanno fatto a dir poco discutere, e continuano a farlo, quei corsi di specializzazione sul sostegno affidati dal Ministero all’INDIRE. Sulla legittimità dei Decreti Legge che li hanno sanciti, ma soprattutto sui contenuti dei loro percorsi formativi, torna ad esprimersi sulle nostrte pagine Salvatore Nocera, secondo il quale, «ridottosi ormai di molto il fabbisogno di docenti specializzati, quei corsi potrebbero certamente cessare, consentendo di tornare ai corsi ordinari gestiti dalle Università»

Disegno sull'insegnamento di sostegnoLeggo su «La Stampa» del 5 maggio scorso le lagnanze della mamma di un alunno con disabilità circa i corsi di specializzazione per gli insegnanti di sostegno, gestiti in via eccezionale e straordinaria dall’INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa). La mamma lamentava soprattutto un’insufficiente preparazione specifica sul sostegno, con particolare riguardo all’insufficiente numero di ore di lezione ricevute, alla mancanza del tirocinio, e alla conseguente incapacità dei docenti formati da tali corsi di istituire rapporti di relazione che sappiano stimolare la crescita psicologica e di istruzione degli alunni/alunne con disabilità.
A quella lettera ha risposto, sempre sullo stesso numero del giornale, il presidente dell’INDIRE Francesco Manfredi, che difendendo la completezza culturale e di formazione di detti corsi, ha affermato che «il piano didattico è lo stesso dei percorsi ordinari riconoscendo l’esperienza maturata; il tutoraggio è calibrato sulle esigenze di corsisti che sono tutti lavoratori; la direzione dei percorsi è stata affidata a molti dei più importanti studiosi italiani dei processi formativi».

Mi consenta il Presidente Manfredi di intervenire, essendo io un vecchio avvocato e professore di Diritto negli Istituti Tecnico-Commerciali, nonché persona cieca iscritta ad Associazioni di non vedenti, e chi si occupa da oltre cinquant’anni della normativa scolastica inclusiva, con la pubblicazione di monografie e centinaia di articoli sulla stampa specializzata, anche tramite attività di consulenza ventennale presso il Ministero della Pubblica Istruzione.
Pertanto mi permetto di dire la mia in primo luogo sulla legittimità dei corsi INDIRE che ho criticato sin dall’inizio, e sui loro contenuti formativi.

Per quanto riguarda la legittimità, ricordo che, su proposta del Ministro dell’Istruzione e del Merito, il Governo ha emanato il Decreto Legge 71/24, convertito con modificazioni nella Legge 106/24, con il quale si attribuiva all’Ente di ricerca INDIRE il nuovo compito di organizzare corsi di specializzazione per il sostegno didattico agli studenti con disabilità in via eccezionale, straordinaria e di urgenza per il 2025; detto Decreto veniva poi prorogato al 2026, con l’ulteriore Decreto Legge 127/25, convertito con modificazioni nella Legge 164/25.
Mi permetto sommessamente di osservare che la proroga di un Decreto Legge con un altro Decreto Legge palesa la carenza del principio di straordinarietà e necessità, e fa dubitare pure seriamente sulla presenza del requisito di “urgenza” (requisiti, questi, la cui mancanza inficia in via generale la costituzionalità dei Decreti Leggi emanati).
Inoltre, ricordo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente promosso l’attivazione di detti percorsi di specializzazione sul sostegno “abbreviati” e online, affidati all’INDIRE, presentandoli come misura necessaria per fronteggiare una presunta carenza di docenti specializzati. Mi permetto quindi di osservare che, se la carenza era effettiva per i corsi autorizzati per il 2025, essa non sembra esistere più in modo drammatico per i corsi prorogati per questo 2026, dal momento che lo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito ha bloccato l’autorizzazione di corsi di specializzazione gestiti dalle Università in molte Province per saturazione delle graduatorie per le supplenze, come risulta espressamente da una recente Nota Ministeriale.
Il Presidente dell’INDIRE dice che ormai il 60% dei docenti di sostegno privi di specializzazione ha acquisito la specializzazione con i corsi già svolti dall’INDIRE. Pertanto, viene da chiedersi se il residuo 40% non potrebbe essere regolarmente formato dai corsi ordinari delle Università, potenziate ove necessario da finanziamenti che sarebbero destinati all’INDIRE per gli anni successivi, che consentirebbero certamente un normale svolgimento dei percorsi formativi.

E vengo ai percorsi formativi. Purtroppo, mi permetto sommessamente di far presente che non è vero che il piano didattico sia «lo stesso dei percorsi ordinari riconoscendo l’esperienza maturata». Inizialmente, infatti, i corsi INDIRE prevedevano solo la metà dell’orario formativo dei corsi ordinari universitari, che sono di 60 CFU (Crediti Formativi Universitari); solo a seguito di un duro braccio di ferro con le Associazioni, gli iniziali CFU sono stati portati a 40.
Il Presidente dell’INDIRE afferma inoltre che «il tutoraggio è calibrato sulle esigenze di corsisti che sono tutti lavoratori». In proposito, mi permetto sommessamente di osservare che, pur dovendosi tener conto delle «esigenze di corsisti che sono tutti lavoratori», il tutoraggio della loro formazione deve basarsi soprattutto sulle capacità operative maturate durante il corso; e tali capacità non sono state vagliate attraverso il tirocinio indiretto, che è escluso dai corsi INDIRE, e che invece è essenziale per far comprendere agli aspiranti docenti eventuali errori compiuti per inesperienza, oltre alle strategie didattiche che solo l’esempio pratico di docenti esperti può insegnare.
Purtroppo, i corsi INDIRE si svolgono tutti online, ma senza la verifica di effettiva presenza davanti ai computer di chi risulta formalmente presente, e spesso in modalità asincrona, quando cioè non è ovviamente possibile dialogare con i docenti esperti che svolgono le lezioni. Ed è anche da considerare che durante le lezioni online si sono collegati sempre almeno un migliaio di docenti in contemporanea, con punte che hanno raggiunto i duemila e oltre. In tali condizioni, un dialogo con i docenti, sia pure online, è praticamente impossibile, ed è invece proprio il dialogo durante e immediatamente dopo le lezioni che fuga dubbi e crea certezze negli apprendimenti formativi.

Per i motivi che ho elencato, ritengo personalmente che, ridottosi ormai di molto il fabbisogno di docenti specializzati, possano cessare i corsi INDIRE che si sono svolti talora in soli tre mesi e in orari incredibili (tutto il sabato e buona parte della domenica di ogni settimana), senza dare quindi la possibilità ai corsisti di sedimentare, ragionare e consolidare gli apprendimenti acquisiti, ciò che invece necessita di tempi più lunghi; infatti, i corsi ordinari universitari durano un anno e siamo in molti a chiedere di riportarne la durata a due anni, come lo erano quando essi valevano addirittura solo per una tipologia di minorazione (o cecità, o sordità, o disabilità intellettive), mentre attualmente, pur essendo formalmente “polivalenti”, cioè valevoli per tutte le tipologie di minorazione, durano solo un anno.
Ribadisco che solo con un valido consolidamento delle Facoltà di Scienze della Dormazione, anche tramite l’istituzione di scuole di specializzazione post-lauream, come avviene per tutte le altre facoltà e come richiesto da tempo dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), una delle più importanti Federazioni tra Associazioni di persone con disabilità e loro familiari, si potrà avere una sufficiente dotazione organica di docenti universitari e di esperti, che possano in via normale e ordinaria svolgere i corsi di specializzazione in modo tale da colmare annualmente il fabbisogno richiesto dalla scuola per la presenza di studenti con disabilità.

Mi scuso con il Presidente dell’INDIRE, in conclusione, se mi sono permesso di non condividere le sue convinzioni, ma confesso che culturalmente non condivido gli orientamenti formativi secondo i quali se si svolge un’attività professionale senza avere la preventiva formazione, l’attività pratica possa in buona parte supplire alle carenze formative, come è avvenuto appunto per i corsi INDIRE, e come – ahimè – sta avvenendo alla Camera per la formazione degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione (ASACOM), rispetto alla discussione della Proposta di Legge AC 2771, già approvata al Senato, e nei confronti della quale la citata Federazione FISH ha diffuso un durissimo comunicato stampa di dissenso il 27 aprile scorso, i cui contenuti sono stati ripresi anche su queste pagine.

*Il presente contributo è già apparsa in «La Tecnica della Scuola» e viene qui ripreso con diverso titolo e alcune modifiche dovute al differente contenitore, per gentile concessione.

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