Alle forze di opposizione: un impegno politico e parlamentare per risorse certe sul Progetto di Vita

Dopo avere chiesto nei giorni scorsi al Governo di istituire un Fondo Unico Nazionale per i Progetti di Vita individuali, personalizzati e partecipati, con una dotazione iniziale di 1 miliardo e mezzo di euro, la Federazione FISH ha chiesto ora ai leader delle forze politiche di opposizione un impegno chiaro e concreto in vista della prossima Legge di Bilancio, facendo sì che l’istituzione di quel Fondo diventi oggetto di iniziative parlamentari e di un confronto politico sul finanziamento della riforma introdotta dal Decreto Legislativo 62/24

Realizzazione grafica sul Progetto di VitaL’istituzione di un Fondo Unico Nazionale per i Progetti di Vita individuali, personalizzati e partecipati delle pers9one con disabilità, con una dotazione iniziale di 1 miliardo e mezzo di euro: come avevamo segnalato nei giorni scorsi, era stata questa la richiesta espressa dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), espressa in una lettera rivolta al Governo. Su linee analoghe si è ora espressa la Federazione anche nei confronti dei leader delle forze politiche di opposizione, chiedendo un impegno politico e parlamentare chiaro e concreto in vista della prossima Legge di Bilancio (a questo link è disponibile la lettera inviata). Nello specifico l’istanza è che l’istituzione di quel Fondo diventi oggetto di iniziative parlamentari e di un confronto politico sul finanziamento della riforma introdotta dal Decreto Legislativo 62/24.
«Abbiamo chiesto al Governo di assumere una responsabilità precisa e oggi chiediamo anche alle opposizioni di misurarsi concretamente con questa nostra proposta – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH -. Il tema, infatti, non può essere ridotto a una contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Stiamo parlando dell’effettività dei diritti delle persone con disabilità e della necessità di accompagnare una riforma importante con risorse economiche certe e adeguate».

A proposito del Fondo Unico Nazionale di cui si è detto, la FISH, ricordiamo, lo intende come strutturale, pluriennale e con una dotazione aggiuntiva a quella iniziale, per sostenere concretamente i Progetti di Vita e i relativi budget, l’assistenza personale, l’abitare supportato, i sostegni domiciliari, le tecnologie assistive, i servizi territoriali integrati e il funzionamento delle unità di valutazione multidimensionale.
Come si legge in un a nota, «per la nostra Federazione il nodo centrale è evitare che il Progetto di Vita si trasformi in un mero procedimento amministrativo, privo degli strumenti necessari per modificarne concretamente le condizioni di vita. Nella nostra nuova lettera chiediamo infatti ai leader delle opposizioni di tradurre le proprie posizioni in iniziative parlamentari verificabili, attraverso gli strumenti propri del confronto sulla Legge di Bilancio e degli altri provvedimenti utili, nonché attraverso atti di indirizzo, audizioni e confronto nelle Commissioni Parlamentari competenti».
«Un passaggio decisivo – si legge ancora – riguarda inoltre il futuro delle politiche residenziali e la necessità di accompagnare l’attuazione del Decreto Legislativo 62/24 con un processo nazionale di deistituzionalizzazione delle persone con disabilità. In tal senso, il Progetto di Vita deve rappresentare lo strumento attraverso il quale spostare progressivamente il baricentro delle politiche pubbliche dalle strutture alla persona, dalla risposta standardizzata alla libertà di scelta, dalla residenzialità istituzionale alla possibilità concreta di vivere nella propria casa e nella propria comunità, un percorso, questo, che non può e non devetradursi nella sottrazione di risorse o nella riduzione delle tutele per le persone che oggi vivono nelle RSA, nelle RSD o in altre strutture residenziali, né può compromettere la qualità dei servizi, la continuità dell’assistenza e il lavoro degli operatori. Per questo, dopo lo stanziamento iniziale del Fondo Unico Nazionale per i Progetti di Vita, dovrà essere avviata una progressiva riconversione delle politiche e delle risorse pubbliche, rafforzando l’assistenza personale, la domiciliarità, l’abitare supportato, i servizi di prossimità e i sostegni integrati nella comunità. Deistituzionalizzare, infatti, non significa chiudere semplicemente le strutture, significa fare in modo che nessuna persona con disabilità sia costretta a entrarvi per mancanza di alternative».

«Chiediamo responsabilità e continuità istituzionale – conclude Falabella -, perché i diritti delle persone con disabilità non possono dipendere dal luogo in cui si vive, dalle possibilità economiche della propria famiglia o dall’alternarsi delle maggioranze. Occorrono risorse certe e scelte conseguenti e il Progetto di Vita deve diventare uno strumento concreto di libertà, autodeterminazione e partecipazione nella comunità».

Per ulteriori informazioni: [email protected].
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