La richiesta di un Fondo Nazionale per i Progetti di Vita, con un miliardo e mezzo di dotazione iniziale

La Federazione FISH ha inviato una lettera alla Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti, chiedendo al Governo di istituire un Fondo Unico Nazionale per i Progetti di Vita individuali, personalizzati e partecipati, con una dotazione iniziale di 1 miliardo e mezzo di euro
Realizzazione grafica dell'AISW sul Progetto di Vita
Immagine realizzata dall’AISW (Associazione Italiana Sindrome di Williams)

«In questa fase del ciclo di bilancio in cui si prendono le decisioni più rilevanti – come si legge in una nota – individuando le priorità che orienteranno le prossime scelte di finanza pubblica», la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) ha inviato una lettera alla Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti, chiedendo al Governo di istituire un Fondo Unico Nazionale per i Progetti di Vita individuali, personalizzati e partecipati, con una dotazione iniziale di 1 miliardo e mezzo di euro.
«Chiediamo – è l’istanza della Federazione all’Esecutivo – che vengano garantite risorse adeguate all’attuazione del Decreto Legislativo 62/24 in materia di disabilità. In vista infatti dell’entrata in vigore della riforma stabilita da tale provvedimento su tutto il territorio nazionale, prevista per il 1° gennaio 2027, si registrano ancora sostanziali disomogeneità nell’allocazione dei fondi, complessivamente insufficienti. Il Fondo richiesto dalla nostra Federazione dovrà quindi avere carattere strutturale e pluriennale, crescere in modo progressivo con l’aumentare dei progetti realizzati e non potrà essere finanziato a scapito di altri interventi già destinati alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Senza uno stanziamento nazionale specifico, aggiuntivo e vincolato, infatti, il Progetto di Vita rischia di ridursi a un documento formale o alla semplice ricognizione delle prestazioni già disponibili. Nello specifico, le risorse dovranno finanziare i budget di progetto, rafforzare le unità di valutazione multidimensionale, sostenere le prestazioni non coperte dagli attuali Livelli Essenziali e garantire continuità ai percorsi attivati».

«La riforma – sottolinea il presidente della FISH Vincenzo Falabella – ha generato aspettative profonde e legittime. Ora dobbiamo trasformarle in diritti concretamente esercitabili. Non possiamo consentire infatti che l’effettività del Progetto di Vita dipenda ancora dal luogo di residenza, dalla capacità economica delle famiglie o dalla disponibilità dei bilanci regionali e comunali».

In conclusione, la Federazione conferma «la propria disponibilità a un confronto costruttivo con il Governo e con il Parlamento, affinché siano garantite risorse adeguate, continuità dei Progetti di Vita e pari diritti su tutto il territorio nazionale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: [email protected].
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