Proprio mentre scriviamo, è in corso di svolgimento a Roma, presso la sede del CNEL, il convegno “Nuovo welfare tra servizi e lavoro”, promosso dall’Osservatorio Inclusione e Accessibilità che nello stesso CNEL è presieduto dal consigliere Vincenzo Falabella. È quest’ultimo a presentarne i contenuti, seguito da una testimonianza di Vito Bardascino, ideatore e primo sostenitore a Eboli (Salerno) del progetto e dell’Associazione “Il forno di Vincenzo”, invitato al convegno per parlare di tale esperienza

Proprio mentre scriviamo, è in corso di svolgimento oggi, 14 settembre, a Roma, presso la sede del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), il convegno denominato Nuovo welfare tra servizi e lavoro, promosso dall’Osservatorio Inclusione e Accessibilità che nello stesso CNEL è presieduto dal consigliere Vincenzo Falabella.
A quest’ultimo cediamo la parola, per parlare dei contenuti di tale appuntamento e a seguire diamo spazio a una testimonianza di Vito Bardascino, ideatore e primo sostenitore a Eboli (Salerno) del progetto e dell’Associazione Il Forno di Vincenzo, iniziativa all’insegna del protagonismo attivo e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità, che ha quale primo protagonista il giovane con disabilità Vincenzo Bardascino. Di tale esperienza si parla appunto presso il convegno al CNEL.
Per un welfare più moderno, integrato e vicino alle persone
Il welfare italiano si trova davanti a una trasformazione profonda. L’invecchiamento della popolazione, le nuove povertà, i fenomeni migratori, il disagio giovanile e la crescente complessità dei bisogni sociali ci impongono di ripensare modelli, strumenti e responsabilità.
Non possiamo limitarci a conservare ciò che esiste. Dobbiamo costruire un welfare più moderno, integrato e vicino alle persone, capace non soltanto di intervenire nelle situazioni di emergenza, ma anche di prevenirle e di accompagnare ciascuno lungo tutto il corso della vita.
In questa prospettiva, la cooperazione sociale rappresenta una componente essenziale del sistema di protezione del nostro Paese. Nel corso degli anni ha sviluppato professionalità, competenze e capacità organizzative importanti, assumendo la gestione di servizi socioassistenziali, sociosanitari ed educativi, nonché di strutture e percorsi di inclusione lavorativa sempre più complessi.
Questa funzione deve essere pienamente riconosciuta e valorizzata. Ma qualità dei servizi e qualità del lavoro sono due facce della stessa medaglia. Non può esistere un welfare realmente efficace se chi vi opera è costretto a lavorare in condizioni di precarietà, con retribuzioni inadeguate oppure senza sufficienti garanzie contrattuali e di sicurezza.
Prestare attenzione alle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori del settore non significa occuparsi di una questione distinta dalla qualità del welfare. Tutelarne la professionalità, la dignità e la sicurezza significa proteggere, nello stesso tempo, le persone e le famiglie destinatarie dei servizi. La continuità assistenziale, educativa e sociale dipende anche dalla stabilità e dal riconoscimento di chi, ogni giorno, rende concretamente possibili tali interventi.
I servizi alla persona non sono una merce
Negli appalti pubblici assistiamo ancora troppo spesso a una tensione tra l’obbligo delle cooperative di applicare correttamente i contratti collettivi e la difficoltà delle amministrazioni, soprattutto locali, di disporre delle risorse necessarie. Le conseguenze possono essere molto gravi: riduzione degli orari, discontinuità dei servizi, impoverimento della qualità delle prestazioni e compressione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. A pagarne il prezzo sono inevitabilmente anche le persone in situazione di maggiore fragilità e le loro famiglie.
Occorre quindi superare definitivamente la logica del massimo ribasso e riconoscere che i servizi alla persona non sono una merce. Il loro valore non può essere misurato esclusivamente attraverso il costo economico, perché riguarda la dignità, l’autonomia, la partecipazione e la qualità della vita delle persone.
È necessario garantire affidamenti fondati sulla qualità, sulla sostenibilità e sulla continuità degli interventi, prevedendo risorse coerenti con il costo reale del lavoro e con gli standard che devono essere assicurati. Non possiamo pretendere servizi qualificati e, allo stesso tempo, comprimere le condizioni di chi è chiamato a erogarli.
Una responsabilità condivisa
Per affrontare queste criticità serve una responsabilità condivisa tra Stato, autonomie territoriali, parti sociali e Terzo Settore. Gli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione devono diventare pratiche stabili e concrete, fondate sulla trasparenza, sul rispetto reciproco dei ruoli e sulla valorizzazione delle competenze presenti nei territori.
Non si tratta di sostituire o ridimensionare la responsabilità pubblica, ma di renderla più efficace attraverso una collaborazione strutturata. La Pubblica Amministrazione deve garantire indirizzo, risorse, programmazione e controllo; il Terzo Settore deve poter mettere a disposizione la propria conoscenza dei bisogni, la capacità progettuale e il radicamento nelle comunità.
La collaborazione, tuttavia, non può trasformarsi in una delega impropria né essere utilizzata per compensare la carenza di risorse pubbliche. Deve avere come obiettivo l’effettività dei diritti e la costruzione di risposte personalizzate, continuative e verificabili.
In questo quadro, il CNEL, quale sede costituzionale di confronto tra le forze economiche, sociali e civili del Paese, può offrire un contributo importante, promuovendo il dialogo, raccogliendo e valorizzando le esperienze più significative, individuando le criticità e formulando proposte concrete da sottoporre al Parlamento e al Governo.
Di questi temi discutiamo al CNEL, durante il convegno Nuovo welfare tra servizi e lavoro, insieme al presidente Renato Brunetta, alla viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci e ad autorevoli relatori. Un’occasione, questa, per mettere a confronto competenze ed esperienze diverse e individuare possibili soluzioni capaci di coniugare sostenibilità del sistema, qualità dei servizi e dignità del lavoro.
La sfida è costruire un welfare che non lasci indietro nessuno, che riconosca il valore del lavoro sociale e che sappia trasformare i bisogni delle persone in diritti concretamente ed effettivamente esigibili.
Un welfare più giusto, sostenibile, partecipato e vicino alle comunità non rappresenta soltanto un costo. È un investimento nella coesione sociale, nella dignità del lavoro e nel futuro del Paese.
Vincenzo Falabella – Consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), in cui è Presidente dell’Osservatorio Inclusione e Accessibilità. Presidente della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).
“Il forno di Vincenzo”: una storia fatta di persone, di dignità, di lavoro e di futuro.
Ci sono inviti che rappresentano molto più di un appuntamento istituzionale. Sono il riconoscimento di un percorso, di una visione e, soprattutto, di una comunità che ogni giorno sceglie di costruire opportunità.
Essere stati invitati a presentare Il Forno di Vincenzo – Forno Sociale di Comunità, nell’àmbito di un importante panel presso il CNEL, è per noi una grande emozione e un immenso onore. Essere ancora una volta accanto a illustri relatori, in un luogo così significativo per il nostro Paese, ci dà la possibilità di raccontare non soltanto un progetto, ma una storia fatta di persone, di dignità, di lavoro e di futuro.
Il Forno di Vincenzo nasce dalla convinzione che il “Dopo di Noi” non debba essere soltanto una risposta al bisogno, ma possa diventare un percorso verso l’autonomia, la partecipazione e l’inclusione. Dietro ogni attività, ogni impasto, ogni gesto quotidiano ci sono persone che hanno diritto a sentirsi protagoniste della propria vita, a sviluppare competenze, a lavorare, a contribuire e a costruire il proprio domani.
Portare questa esperienza al CNEL significa dare voce a un’idea di welfare che mette al centro la persona e che sa unire servizi e lavoro, cura e autonomia, inclusione e progettualità. È un’emozione grande, ma anche una responsabilità ancora più grande: continuare a dimostrare, attraverso i fatti, che quando alle persone vengono offerte fiducia, opportunità e strumenti adeguati, le fragilità possono trasformarsi in risorse e i sogni possono diventare progetti di vita.
Grazie dunque a chi ha creduto e continua a credere nel Forno di Vincenzo. Il riconoscimento dell’invito a questo convegno lo condividiamo con le famiglie, con i volontari, con i ragazzi e con tutte le persone che ogni giorno rendono possibile questa straordinaria esperienza. Perché il “Dopo di Noi” non è un punto di arrivo. È il diritto di continuare a vivere, scegliere, lavorare e sognare. Insieme.
Vito Bardascino – Ideatore del progetto Il Forno di Vincenzo.
A questo link è disponibile il programma completo del convegno al CNEL, Nuovo welfare tra servizi e lavoro.
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