La continuità didattica non può essere solo uno slogan: dev’essere un diritto reale

di Roberta Buffagni
«Il Ministro dell’Istruzione e del Merito – scrive Roberta Buffagni, raccontando la mancata continuità didattica della figlia – dice che l’inclusione degli studenti con disabilità è una priorità. Io vorrei soltanto che quella priorità riuscisse ad arrivare fino alla vita reale di questi ragazzi. La continuità didattica non può essere solo uno slogan: dev’essere un diritto reale. Per mia figlia e per tutti i ragazzi che vivono la sua stessa invisibile fragilità»

Insegnante di sostegno e ragazzaNei giorni scorsi il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è tornato a parlare pubblicamente della continuità didattica per gli studenti con disabilità. Il 16 settembre, durante il Question Time alla Camera, ha dichiarato: «Assicurare l’inclusione degli studenti con disabilità è una priorità. La possibilità di conferma del docente di sostegno è un passaggio fondamentale», aggiungendo che «questa misura ha favorito la relazione educativa già avviata con gli studenti. Per l’anno scolastico 2026/2027 le conferme dei docenti supplenti di sostegno sono state 55.814».
Queste sono le parole del Ministro. Io invece voglio raccontare la realtà che stiamo vivendo sulla pelle di mia figlia Aurora, 17 anni, come mamma.

Aurora ha una certificazione ai sensi della Legge 104, articolo 3 comma 3, per la quale necessita della massima tutela. Soffre di una grave forma di ritiro sociale, Hikikomori, e di fobie sociali e, per via del suo disagio, riesce a uscire di casa solo raramente.
L’anno scorso, a scuola, si è formata una bellissima squadra: due professoresse straordinarie che, con grande empatia e dolcezza, sono entrate in punta di piedi nella sua vita, creando un legame profondo e speciale.
Ad Aurora piace tanto scrivere, ma non aveva mai espresso veramente se stessa sulla carta. Quando le è stata proposta la partecipazione a un concorso letterario avevamo solo quattro giorni di tempo per consegnare l’elaborato. Una vera corsa contro il tempo. Ma grazie al supporto e alla vicinanza delle sue professoresse, Aurora ha deciso di partecipare. Dopo un mese abbiamo scoperto che aveva vinto. E qui è successo qualcosa di meraviglioso.
La sua professoressa, Luigia Ambrosino, anche se quel giorno non era in servizio, ha voluto accompagnarla fino a Torino. Per mia figlia è stata un’emozione doppia: non solo per il viaggio e la premiazione al Salone del Libro, ma perché per la primissima volta conosceva e stringeva la sua professoressa dal vivo, oltre lo schermo del computer con cui faceva lezione. Un traguardo immenso.

Sapevamo che quest’anno una delle due professoresse non sarebbe potuta tornare. Proprio pochi giorni fa è diventata mamma di una bimba e ci teniamo tantissimo a farle i nostri auguri più sinceri. Ma l’altra insegnante, la professoressa Luigia, poteva rimanere.
Già a marzo scorso avevamo consegnato alla scuola il certificato medico ufficiale nel quale lo specialista scriveva testualmente: «Si raccomanda alla scuola di inserire progressivamente e gradualmente nuove figure didattiche, privilegiando, laddove possibile, l’aumento delle ore delle insegnanti di sostegno con cui la minore ha già instaurato un legame positivo. Così facendo, si garantisce il rispetto dei tempi di adattamento di Aurora».
Anche il suo percorso scolastico e il suo PEI (Piano Educativo Individualizzato) tengono necessariamente conto delle sue fragilità, dei suoi tempi e della necessità di costruire gradualmente le relazioni educative.
Noi, come famiglia, abbiamo fatto quello che pensavamo fosse necessario. Abbiamo chiesto la continuità. La normativa prevede infatti una procedura proprio per favorire la continuità didattica sul sostegno. L’articolo 14, commi 3 e 3-bis, del Decreto Legislativo 66/17, insieme alla procedura prevista dall’articolo 13 dell’Ordinanza Ministeriale 27/26, consente alla famiglia di chiedere appunto la conferma del docente di sostegno a tempo determinato. La valutazione coinvolge anche il dirigente scolastico e il gruppo di lavoro operativo, ma l’esito resta subordinato, tra le altre condizioni, alla disponibilità del posto e alla posizione del docente nelle procedure di nomina.
Io non conosco i codici scolastici dei moduli o tutti i meccanismi della burocrazia. Come penso càpiti a tanti altri genitori, quando compiliamo una domanda ministeriale siamo convinti di aver fatto ciò che dovevamo fare e che, all’inizio dell’anno, nostro figlio possa ritrovare lo stesso punto di riferimento. È per questo che passiamo l’estate tranquilli.
Non avrei perciò mai immaginato di trovarmi davanti a questa brutta sorpresa. Il sistema di assegnazione degli incarichi ha finito per interrompere bruscamente questo percorso.

Ci tengo a chiarirlo con assoluta fermezza: io non ce l’ho con la Dirigente Scolastica, né tanto meno con le nuove docenti che sono arrivate adesso, alle quali auguro sinceramente buon lavoro. La mia protesta non è contro di loro. È contro un sistema che, in casi come questo, rischia di non riuscire a proteggere fino in fondo fragilità così particolari.
Mia figlia è quasi maggiorenne. È molto intelligente e matura, ma allo stesso tempo è tanto fragile. Capisce e comprende questi meccanismi burocratici. Sa benissimo che esistono graduatorie, punteggi, regole e procedure. Ma essere quasi maggiorenne non significa che la sua fragilità sia scomparsa. E comprendere razionalmente perché una cosa succede non significa riuscire emotivamente ad affrontarla. Non ritrovare la sua professoressa e dover ricominciare tutto da capo la spaventa tantissimo.
Il sistema di assegnazione ha guardato alla posizione della professoressa nelle graduatorie e non alla storia umana ed educativa costruita con Aurora. La cattedra è stata assegnata a un’altra docente e, per non perdere la possibilità di lavorare per tutto l’anno, la professoressa Ambrosino ha dovuto accettare un incarico in un altro istituto.
Sono consapevole che ormai ci vorrebbe quasi un miracolo per far ritornare la sua professoressa quest’anno. Ma la mia domanda è: anche il prossimo anno sarà così?
Il ministro Valditara ha detto che la possibilità di confermare il docente di sostegno rappresenta «un passaggio fondamentale» e che questa misura «serve a rafforzare la continuità didattica e la relazione educativa già costruita con i ragazzi». Ed è proprio per questo che mi pongo delle domande.
Se una famiglia chiede la continuità; se uno specialista della Sanità Pubblica raccomanda di rispettare i tempi di adattamento della ragazza e di privilegiare, laddove possibile, le insegnanti con cui ha già costruito un legame positivo; se quel rapporto ha prodotto risultati concreti; se quella ragazza, grazie anche alla fiducia costruita, è riuscita ad arrivare fino a Torino e a vivere un’esperienza che fino a poco tempo prima sembrava impensabile; ebbene, perché tutto questo non riesce ad avere un peso sufficiente quando si arriva all’assegnazione del docente?
E soprattutto: cosa dobbiamo fare oggi, come famiglia, perché il prossimo anno non accada di nuovo? Perché dietro una graduatoria, dietro un punteggio, dietro una procedura informatica, c’è una ragazza. C’è un percorso. C’è una fiducia costruita con enorme fatica. E c’è una famiglia che cerca semplicemente di capire come tutelare sua figlia.
Il Ministro dice che l’inclusione degli studenti con disabilità è una priorità. Io vorrei soltanto che quella priorità riuscisse ad arrivare fino alla vita reale di questi ragazzi. La continuità didattica non può essere solo uno slogan: deve essere un diritto reale. Per Aurora e per tutti i ragazzi che vivono la sua stessa invisibile fragilità.

Segnaliamo anche che è in fase di realizzazione Aurora – Oltre la porta, docufilm diretto da Stefano Ferrari, voluto per raccontare il ritiro sociale attraverso la storia di Aurora e delle persone che in questi anni le sono state accanto. Tra le persone coinvolte ci sarà anche la professoressa Luigia Ambrosino, più volte citata nel presente contributo, che vi racconterà il percorso scolastico e il rapporto di fiducia costruito con Aurora.

Suggeriamo anche la lettura, sulle nostre pagine, del testo Bene la continuità per quello studente, ma quanti casi analoghi esistono? (a questo link).
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