Audita alla Camera sulla Proposta di Legge con cui si intende concedere il patrocinio a spese dello Stato, a prescindere dal reddito, in caso di decesso o totale inabilità derivante da violazioni delle norme antinfortunistiche sul lavoro, la Federazione FISH ha sottolineato la necessità di slegare la tutela dal mero concetto di inabilità lavorativa al 100%, se è vero che un grave infortunio può compromettere drasticamente l’autonomia, la vita di relazione e la partecipazione sociale di una persona, pur in presenza di una capacità lavorativa residua
Alla base della Proposta di Legge C. 2904, avanzata dalla deputata Chiara Gribaudo, vi è la volontà di modificare l’articolo 76 del DPR 115/02, per concedere il patrocinio a spese dello Stato, a prescindere dal reddito, in caso di decesso o «totale inabilità» derivante da violazioni delle norme antinfortunistiche. Su tale tema la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) è stata audita presso la II Commissione Giustizia della Camera, accogliendo con favore la finalità della norma e sottolineando come «la discrepanza tra l’immediatezza delle spese legali e periziali e i tempi per accertare la gravità del danno sanitario creino spesso gravi difficoltà economiche alla vittima».
La Federazione ha tuttavia evidenziato alcune criticità, a partire dalla dicitura «persona resa totalmente inabile», che rischia di escludere ingiustamente molte persone. «In linea infatti con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – si legge in una nota – e con la recente riforma della disabilità fissata dal Decreto Legislativo 62/24, chiediamo di slegare la tutela dal mero concetto di inabilità lavorativa al 100%, se è vero che un grave infortunio può compromettere drasticamente l’autonomia, la vita di relazione e la partecipazione sociale di un individuo, pur in presenza di una capacità lavorativa residua».
La FISH ha anche proposto di «estendere la deroga al limite reddituale a chiunque, a causa dell’infortunio (o per un aggravamento significativo di una condizione preesistente), si trovi in una situazione di disabilità con necessità di sostegno intensivo di livello elevato o molto elevato (ai sensi della Legge 104/92 aggiornata)».
Nella memoria presentata dalla FISH, vi sono ulteriori proposte volte a garantire una tutela legale immediata e completa e innanzitutto, per evitare che le lunghezze burocratiche blocchino la difesa, viene proposto un accesso tempestivo mediante l’ammissibilità provvisoria al patrocinio basata sulla documentazione medica subito disponibile, senza attendere perizie definitive o sentenze di condanna.
A ciò si affianca la copertura diretta delle spese tecniche e periziali, con lo Stato che si fa carico senza anticipi dei costi di consulenti specialistici (medico-legali, ingegneri) e di esami diagnostici indispensabili.
La tutela viene poi estesa anche ai giudizi civili, previdenziali e del lavoro collegati all’infortunio, come le cause di risarcimento, reintegro o accomodamento ragionevole, garantendo l’esenzione dai limiti di reddito oltre il solo processo penale.
Infine, la FISH chiede di includere anche la tutela di familiari e caregiver che fanno valere i propri diritti, insieme ad adattamenti procedurali ed ausili per l’accessibilità del processo, il tutto sostenuto da un indispensabile ricalcolo delle risorse finanziarie che superi la stima iniziale di 10 milioni all’anno, per rendere le misure davvero efficaci.
«L’accesso effettivo alla giustizia – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH – non può dipendere dalla disponibilità economica di una persona nel momento in cui affronta il dramma di un grave infortunio sul lavoro. Chiediamo pertanto al Parlamento di allineare la norma alla nuova cultura e terminologia della disabilità: l’impatto di un infortunio si misura sulla vita complessiva della persona e sulla sua necessità di sostegni, non solo sulla perdita percentualizzata della capacità lavorativa». (S.B.)
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