Non più a rischio in Lombardia gli interventi educativi per bambini e ragazzi con disabilità e autismo

La Federazione LEDHA e le componenti lombarde di ANFFAS, ANMIC e FAND avevano chiesto nei giorni scorsi alla propria Regione di aprire anche agli educatori professionali socio-pedagogici, come prevedono le norme nazionali, oltreché agli educatori socio-sanitari, gli interventi del cosiddetto “Voucher socio sanitario” (già “Misura B1”) per bambini e ragazzi con autismo. La Giunta Regionale lombarda ha accolto quella richiesta, evitando così il rischio che dal 1° gennaio prossimo quei servizi cessassero
Educatrice professionale socio-pedagogica con dei bimbi
Educatrice professionale socio-pedagogica con dei bimbi

Nei giorni scorsi, anche sulle nostre pagine, la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), l’ANFFAS Lombardia (Associazione Regionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), l’ANMIC Lombardia (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili) e la FAND Lombardia (Federazione Lombarda tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) avevano denunciato il rischio che dal 1° gennaio prossimo centinaia di bambini e ragazzi con disabilità e autismo della perdessero gli interventi educativi finanziati con il Voucher socio-sanitario (già Misura B1)», parlando inoltre di «una situazione già prevista e annunciata», in quanto «fino all’anno scorso potevano essere coinvolti all’interno di tali attività anche gli “educatori professionali”. Ma con il nuovo Piano triennale per la Non Autosufficienza della Lombardia, approvato nello scorso mese di giugno con la Delibera di Giunta Regionale n. XII/6320, questa possibilità viene riservata ai soli “educatori professionali socio-sanitari” il cui numero è troppo esiguo per consentire la prosecuzione di quei servizi da parte degli enti gestori». Per questo, dunque, le varie organizzazioni avevano chiesto alla Giunta Regionale di «estendere esplicitamente il riferimento tanto all’educatore professionale socio-sanitario quanto all’educatore professionale socio-pedagogico per tutte le tipologie di voucher e misure previste, una richiesta in sintonia con quanto previsto dalle norme nazionali che prevedono la piena operatività delle funzioni socio-educative nei servizi/presìdi socio-sanitari e più in generale della salute all’educatore professionale socio-pedagogico».

Ebbene, come informano ora le stesse LEDHA, ANFFAS, ANMIC e FAND Regionali, la Regione Lombardia ha accolto quella richiesta, cosicché anche gli educatori professionali socio-pedagogici potranno continuare a lavorare negli interventi finanziati con il Voucher socio sanitario del Fondo per la Non Autosufficienza, come stabilito da una Circolare inviata dalla Giunta Regionale a tutte le ATS (Aziende per la Tutela della Salute) della Lombardia.
La Circolare stessa specifica che «a decorrere dal 1° gennaio 2027 e per l’intero periodo di validità del Piano Triennale per Non autosufficienza è consentito prevedere il coinvolgimento dell’educatore socio-pedagogico negli interventi realizzati attraverso i voucher sociosanitari, purché il relativo apporto si configuri come integrativo e a completamento delle prestazioni erogate da figure sanitarie e/o sociosanitarie». Il che vale «sia per le nuove attivazioni, sia nell’àmbito della rivalutazione del Progetti individuali delle persone già in carico».

«Esprimiamo soddisfazione per la scelta della Regione Lombardia che ha accolto la nostra richiesta», dichiarano congiuntamente Alessandro Manfredi, presidente della LEDHA, Emilio Rota, presidente dell’ANFFAS Lombardia e Angelo Achilli, presidente dell’ANMIC Lombardia e della FAND Lombardia. «Gli enti gestori – proseguono – potranno tornare a programmare gli interventi e soprattutto le famiglie potranno continuare a contare sui percorsi avviati in questi anni con i loro figli». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: [email protected].
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