Opinioni
- All Post
- Studio
- Sport e Turismo
- Società
- Salute
- Regioni
- Lavoro
- In Evidenza
- Editoriali
- Diritti
- Uncategorized
«Nel caso di un caregiver che arriva a uccidere la persona con disabilità che assiste – scrive Daniela Mignogna -, la responsabilità del gesto resta individuale, ma non può esaurire l’analisi del fenomeno. Una società, infatti, dovrebbe chiedersi perché una persona possa arrivare a sentirsi completamente sola davanti a una responsabilità che non è umanamente sostenibile per un solo individuo» Il “disabilicidio” non è necessariamente assimilabile al femminicidio, perché può nascere da una dinamica profondamente diversa. Nel caso del caregiver che arriva a uccidere la persona con disabilità che assiste, non è corretto presumere automaticamente una motivazione fondata sull’odio o...
«Piano piano – scrive Maurizio Cocchi, prendendo spunto dalla recente tragedia familiare di Pietralata a Roma -, si deve accettare la disabilità e fare i conti con quello che sei e organizzarti di conseguenza, superare le cure riabilitative, relegandole ad un ruolo di mantenimento, e attivando tutte quelle azioni che ti abilitano alla vita, comprese le cure per le malattie ordinarie che colpiscono tutti e che nelle persone con disabilità vengono talora trascurate» Molto è già stato detto sulla tragedia di Pietralata a Roma e di quell’intera famiglia sterminata, dall’angoscia e dal dolore. Conosciamo tutti come i servizi sanitari, ma...
«Il progetto di vita – scrive Raffaele Goretti, a margine della tragica vicenda di Pietralata a Roma – non può essere una pratica da avviare quando tutto è già crollato! Deve essere uno strumento di prevenzione, di autodeterminazione, di inclusione e di sostegno alla persona e alla sua famiglia. Deve permettere di individuare per tempo i bisogni, le fragilità, i rischi di isolamento e di sovraccarico, perché una famiglia non può essere lasciata sola fino al punto di percepire di non avere più alternative» Come si può accettare una tragedia come quella avvenuta nel quartiere Pietralata di Roma, nella quale...
«La recente tragedia di Pietralata – scrive Gianfranco Vitale – conduce a una domanda: che cosa dobbiamo cambiare perché una famiglia non debba più sentirsi sola davanti alla disabilità? La risposta dev’essere una politica dei diritti capace di garantire realmente alle persone con disabilità e alle loro famiglie ciò che troppo spesso viene ancora lasciato alla loro capacità di resistere. Perché una società che arriva a occuparsi della sofferenza soltanto quando diventa tragedia è una società che è arrivata troppo tardi» Ci sono tragedie davanti alle quali è giusto fermarsi prima di formulare giudizi. Quella di Pietralata è certamente una...
«Le più recenti ricostruzioni della tragedia di Pietralata a Roma – scrive Vincenzo Falabella -, che ha visto la morte di una famiglia segnata da una lunga e complessa esperienza di disabilità, raccontano anche di anni di tentativi, viaggi all’estero, cure e spese ingenti affrontate nella speranza di trovare per la figlia con disabilità una possibilità in più. Questo ci obbliga a guardare ad un ulteriore aspetto, doloroso e troppo spesso sottovalutato: quello delle famiglie che, quando non trovano risposte adeguate nel nostro sistema sanitario e sociale, iniziano a cercarle altrove» La tragedia di Pietralata a Roma, con la morte...
«Per evitare che il circolo vizioso “pietismo-carità” prevalga sul circolo virtuoso “persone-comunità” – scrive Luca Grecchi – occorre agire sul piano filosofico, argomentando semplicemente che le persone con disabilità sono come ogni altra persona, ma solo con bisogni specifici o maggiori, nonché sul piano politico, mostrando che tali bisogni, come tutti i bisogni sociali, possono essere realmente soddisfatti solo all’interno di un contesto pubblico comunitario» Le persone con disabilità sperimentano spesso, nella vita, relazioni con soggetti che, nei loro confronti, sanno al più porre in essere un approccio di tipo “pietistico”. Non sempre ciò viene esplicitato, ma “poverino/a” rappresenta la parola...