Il progetto “Scienza senza barriere” è promosso dalla Società G-LAB Impresa Sociale, braccio operativo della Fondazione Golinelli di Bologna e ha come obiettivo l’accessibilità delle attività didattiche nei laboratori scientifici dell’Opificio Golinelli, al fine di permettere a studenti e studentesse con ogni forma di disabilità di fruire delle varie proposte. Ne abbiamo parlato diffusamente con Eugenia Ferrara, presidente di G-Lab Impresa Sociale e vicedirettrice della Fondazione Golinelli
Nel corso di un incontro alla fine di giugno a Bologna, segnalato anche sulle nostre pagine, è stato presentato il progetto Scienza senza barriere, iniziativa promossa dalla Società G-LAB Impresa Sociale, che ha come obiettivo l’accessibilità delle attività didattiche nei laboratori scientifici dell’Opificio Golinelli del capoluogo emiliano, al fine di permettere a studenti e studentesse con disabilità visive, uditive, motorie, cognitive e neurodivergenza di fruire pienamente delle varie proposte.
Finanziata tramite il Bando della Regione Emilia Romagna per i Progetti di innovazione sociale, l’iniziativa può anche contare sulla partnership con una serie di organizzazioni del tutto degne di nota, quali l’Associazione La Girobussola, la Fondazione ASPHI, la Cooperativa Accaparlante, la Fondazione Gualandi A Favore Dei Sordi e il Dipartimento di Scienze dell’Educazione G.M. Bertin dell’Università di Bologna.
Ne abbiamo parlato con Eugenia Ferrara, presidente di G-Lab Impresa Sociale e vicedirettrice della Fondazione Golinelli.
Proviamo innanzitutto a spiegare ancor più nel dettaglio in cosa consiste esattamente il progetto Scienza senza barriere.
«Si tratta di un’iniziativa promossa da G-LAB Srl Impresa Sociale, braccio operativo della Fondazione Golinelli di Bologna per le attività formative e didattiche. Nasce dalla volontà di tradurre in azione un principio che da sempre guida la Fondazione: la conoscenza e la cultura scientifica devono essere accessibili a tutti e tutte, senza eccezioni né barriere.
Ogni anno, l’Opificio Golinelli accoglie oltre 100.000 studentesse e studenti da tutta Italia nei laboratori di scienze, ma non tutti riescono a vivere pienamente l’esperienza a causa di ostacoli legati a disabilità visive, uditive, motorie, cognitive o a condizioni di neurodivergenza. Scienza senza barriere interviene proprio qui, con l’obiettivo di ripensare gli spazi, gli strumenti e la didattica in chiave inclusiva, affinché ogni ragazza e ogni ragazzo possa avere accesso alla stessa qualità di apprendimento.
Il progetto è stato selezionato e sostenuto dalla Regione Emilia Romagna nell’ambito del Bando per i Progetti di Innovazione sociale. I Fondi Europei hanno reso possibile un lavoro di coprogettazione con esperti di tecnologie assistive, ma l’iniziativa nasce innanzitutto dalla missione educativa e culturale che la Fondazione Golinelli porta avanti da decenni: aprire la scienza a tutti e tutte, promuovendo equità e inclusione. Concretamente, l’innovazione si concentra su quattro laboratori didattici già molto apprezzati dalle scuole – DNA fingerprinting, Trasformazione batterica, Chimica e biologia della digestione, Acqua agli sgoccioli – scelti come casi pilota per sperimentare soluzioni replicabili sull’intero catalogo di attività».

Ma come viene declinata l’iniziativa a seconda delle diverse disabilità?
«L’approccio è multilivello e personalizzato: non si tratta infatti di un intervento unico valido per tutti, ma di un insieme di soluzioni progettate per rispondere ai diversi bisogni educativi, con l’idea che ciò che nasce per abbattere una barriera finisca spesso per migliorare l’esperienza di tutte e tutti.
E quindi, per quanto concerne le disabilità visive, si parla di mappe tattili e modelli 3D per comprendere concetti complessi, fogli anatomici in Braille per esplorare la disposizione degli organi, provette tattili con indicatori di livello per partecipare in autonomia agli esperimenti.
Rispetto invece alle disabilità uditive, gli interventi riguardano impianti audio dotati di microfoni e casse, sistemi di riconoscimento vocale che producono sottotitoli in tempo reale durante le spiegazioni, materiali visivi di supporto, schemi e infografiche che affiancano la didattica orale.
E ancora, per le disabilità motorie, spazi riorganizzati per consentire movimenti fluidi, tavoli regolabili in altezza, eliminazione di barriere fisiche che rende i laboratori fruibili anche a chi utilizza una sedia a ruote.
Infine, riguardo alle disabilità cognitive e alle neurodivergenze, qui si agisce sulla semplificazione del linguaggio, su percorsi didattici suddivisi in micro-fasi, su materiali di supporto accessibili con icone, su riassunti e contenuti visivi complementari, nonché sulla creazione di “spazi sicuri” per chi necessita di momenti di decompressione.
Questa cura nel progettare l’accessibilità non si limita a fornire strumenti tecnici, ma rappresenta un vero cambio di prospettiva: la scienza, infatti, non è un sapere da cui alcune persone devono sentirsi escluse, ma un terreno comune dove tutte e tutti hanno diritto di sperimentare, scoprire e appassionarsi».
Tra le organizzazioni partner ce ne sono alcune che costituiscono “presenze costanti” anche sulle nostre pagine, tra cui, ad esempio, le Fondazioni ASPHI e Gualandi, la Cooperativa Accaparlante, l’Associazione Girobussola. Qual è il loro ruolo nel progetto?
«ASPHI, Gualandi, Accaparlante e Girobussola sono stati partner fondamentali per la realizzazione del progetto: G-LAB ha scelto di coinvolgerli per avere un team che potesse portare esperienza, competenza e conoscenza per ciascuna tipologia di disabilità. Hanno partecipato in prima persona, come consulenti, all’osservazione o alla fruizione delle attività didattiche, con l’obiettivo di individuare le barriere esistenti, per poi proporre soluzioni di tipo metodologico, pratico e strumentale che potessero abbattere gli ostacoli individuati. Inoltre Girobussola, nella persona della sua fondatrice e presidente Marta Giacomoni, ha svolto anche il ruolo di supporto strategico a G-LAB per la definizione del piano di lavoro operativo e ha seguito l’andamento delle attività realizzate dai partner, facilitando la connessione tra le diverse azioni.
A sostegno del lavoro di tutto il team, abbiamo avuto la collaborazione del Dipartimento di Scienze dell’Educazione G.M. Bertin dell’Università di Bologna, nelle persone delle professoresse Aurora Ricci e Valeria Friso, finalizzata al monitoraggio e alla valutazione dell’impatto sociale, con l’obiettivo di garantire una comprensione chiara e sistematica delle ricadute del progetto sulla comunità destinataria e sull’ecosistema educativo in generale».
Sono previsti, in conclusione, nuovi momenti di presentazione dedicati al progetto?
«Sì, Scienza senza barriere è stato presentato il 18 settembre scorso e sarà nuovamente al centro di un appuntamento del 30 settembre, insieme alle altre attività didattiche per il nuovo anno scolastico. Ci teniamo che l’iniziativa venga raccontata nello stesso contesto delle nuove proposte, perché rappresenta a pieno titolo parte integrante della nostra offerta formativa. In questo modo, gli insegnanti hanno già potuto conoscerla e potranno ancora sperimentarla accanto alle altre esperienze, cogliendone naturalmente il valore inclusivo. Per chi desidera approfondire o rimanere aggiornato sui percorsi dedicati, tutte le informazioni sono sempre disponibili sul sito di Fondazione Golinelli. Da quest’anno scolastico, inoltre, le scuole possono prenotare direttamente i laboratori di Scienza senza barriere, avendo così l’opportunità di accedere a un’offerta ancora più inclusiva e calibrata sui diversi bisogni educativi».
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