Dopo tante panchine azzurre in Sicilia, a Verona, a Rimini e in varie località del Salernitano, la quarantesima sarà inaugurata il 14 novembre a Termoli, in Molise, sempre nell’àmbito dell’omonimo progetto dell’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren), per sensibilizzare sulla sindrome di Sjögren. All’inaugurazione seguirà l’evento formativo “Sindrome di Sjögren primaria sistemica nella gestione globale delle patologie rare con approccio multidisciplinare”
Dopo tante panchine inaugurate in Sicilia, a Verona, a Rimini e in varie località del Salernitano, oltreché nella stessa città di Salerno, come abbiamo di volta in volta riferito anche sulle nostre pagine, sta per arrivare in Molise, ed esattamente a Termoli (Campobasso), la quarantesima panchina azzurra, nell’àmbito dell’omonimo progetto promosso dall’ANIMASS (Associazione Nazionale Italiana Malati Sindrome di Sjögren), per sensibilizzare sulla sindrome di Sjögren. Accadrà il 14 novembre (ore 11.30), in Viale Cristoforo Colombo di Termoli, con il patrocinio del Comune locale e dell’Ordine Professionale degli Infermieri e come nelle precedenti occasioni, l’inaugurazione coinciderà con un incontro con i referenti istituzionali, quelli sanitari e la cittadinanza tutta.
Successivamente, presso l’Hotel Meridiano di Termoli (Lungomare Colombo, 52, ore 13), è in programma l’evento formativo ECM denominato Sindrome di Sjögren primaria sistemica nella gestione globale delle patologie rare con approccio multidisciplinare, patrocinato e organizzato dall’OPI di Campobasso-Isernia (Ordine Professionale degli Infermieri), con la partecipazione di Lucia Marotta, presidente dell’ANIMASS, Maria Cristina Magnocavallo, presidente dell’OPI di Campobasso-Isernia e altri componenti del Direttivo dell’OPI stesso. Sono stati invitate altresì le Autorità locali, oltre a medici e infermieri.
Patologia che colpisce in grande maggioranza le donne (in proporzione di 9 a 1), la sindrome di Sjögren è una malattia autoimmune, sistemica, degenerativa e inguaribile che può attaccare tutte le mucose dell’organismo: occhi, bocca, naso, reni, pancreas, fegato, cuore, apparato cardiocircolatorio, apparato osteo-articolare e polmonare, degenerando spesso in linfoma non-Hodgkin, con conseguenze fatali per il 5-8% delle circa 12.000/16.000 persone malate. Tra le malattie autoimmuni è quella con il più alto rischio di linfoproliferazioni (44 volte superiore alla popolazione generale), oltre a provocare gravi effetti non soltanto sotto l’aspetto clinico e psicologico, ma anche nei confronti della vita sociale e affettiva.
A causa della complessità clinica, una diagnosi precoce e una prevenzione mirata sono sempre molto difficili, ma assolutamente necessarie e per superare questo pesante ostacolo identificativo, è opportuno lavorare in rete per la presa in carico a trecentosessanta gradi delle persone malate. Ed è importante anche la conoscenza tra i giovani, per creare attenzione e accoglienza nei confronti dei coetanei/coetanee colpiti da una malattia rara invisibile come questa, che coinvolge anche la fascia pediatrica. (S.B.)
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