Progetto di vita? No, ricorso in appello, con un costo pari a un anno di sostegni per il minore con disabilità…

Tramite una recente Sentenza, come informa l’ANFFAS Nazionale, il TAR del Lazio ha condannato l’ASL RM 5 e il Comune di Colleferro (Roma) a provvedere all’elaborazione del Progetto di vita individuale, richiesto dalla famiglia di un minore con disabilità, ai sensi della Legge 328/00. Il Comune e l’ASL soccombenti hanno tuttavia deciso di proporre appello al Consiglio di Stato, con costi pari a quelli necessari a garantire un intero anno di sostegni per il Progetto di vita del minore…

Omino appoggiato su punto interrogativo rossoTramite la Sentenza 12458/25, prodotta qualche mese fa, il TAR del Lazio (sede di Roma) ha accolto il ricorso di una famiglia di Colleferro e condannato l’ASL RM 5 e il Comune di Colleferro a rideterminarsi in ordine all’istanza avanzata dalla famiglia stessa, per richiedere l’elaborazione di un Progetto di vita individuale per il figlio minore con disabilità, ai sensi dell’articolo 14 della Legge 328/00.
A quasi due anni dall’istanza, infatti, e nonostante il deposito, da parte della famiglia, di una valida proposta di Progetto dichiarata dalle stesse Amministrazioni come «rispondente alle necessità di vita» del minore, il Comune e l’ASL coinvolte hanno comunque negato l’adozione del Progetto, sostenendo di non disporre delle risorse economiche necessarie per attuare gli interventi previsti e lamentando la mancanza di «decreti attuativi definiti e chiari». Dal canto suo, il TAR del Lazio, soffermandosi anche sulla quantificazione delle risorse economiche indicate nella proposta avanzata dalla famiglia per sostenere i diversi interventi, ha rilevato che «il reperimento di una somma inferiore ad Euro 20.000,00 non pare porre problemi insormontabili per un’amministrazione locale, per quanto gravata da oneri di varia natura, essa è, per quanto più conta, non conforme a diritto», anche ricordando che la soddisfazione del diritto fondamentale del minore con disabilità «non può conoscere un limite nelle ragioni finanziarie» (grassetti nostri nelle citazioni).

«La giurisprudenza amministrativa – commentano dall’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) è tornata quindi a ribadire l’incomprimibilità dei diritti delle persone con disabilità, affermando, nel caso specifico, che, a fronte di bisogni già riconosciuti e di una valida e condivisa proposta di Progetto, le Amministrazioni non possono invocare la carenza di risorse economiche o l’assenza di decreti attuativi per sostenere di non poterla concretamente realizzare».
A seguito, comunque, della decisione del TAR Lazio, il Comune di Colleferro e l’ASL RM 5 hanno posto in essere alcune attività per dare seguito a quanto disposto dal giudice amministrativo, attività che però non si sono rivelate pienamente conformi alla Sentenza citata, determinando ritardi e costringendo la famiglia a intraprendere una nuova azione giudiziale. Contestualmente, poi, le stesse Amministrazioni, pur soccombenti, hanno deciso di proporre appello al Consiglio di Stato avverso la pronuncia del TAR del Lazio.

«L’intera vicenda – sottolineano ancora dall’ANFFAS -, soprattutto per gli effetti che continua a produrre sul minore con disabilità e sulla sua famiglia, che a distanza di tanto tempo non dispone ancora di un Progetto di vita adeguato ai propri bisogni, apre inevitabilmente a una riflessione più ampia sulla sua complessiva gestione. Ciò che colpisce, infatti, è che il Comune di Colleferro, anche in qualità di Comune capofila del Distretto Sociosanitario RM5/6 (Delibera di Giunta n. 144 del 17 luglio 2025), abbia ritenuto opportuno incaricare un legale per il giudizio innanzi al Consiglio di Stato, sostenendo un costo pari a quello necessario per garantire l’intero anno di sostegni previsti dal Progetto di vita del minore».

In merito a quanto accaduto, i genitori dichiarano: «Lo Stato ci chiede di avere fiducia nelle Istituzioni, ma come possiamo farlo quando sono le stesse Istituzioni a negare a nostro figlio il diritto a una vita dignitosa? È umiliante dover lottare in Tribunale per ciò che la legge già garantisce. Ancora più assurdo è vedere che le Amministrazioni spendono più soldi per opporsi all’applicazione di una norma e di una sentenza a noi favorevole che per aiutare nostro figlio prolungando un’attesa che dura da anni e rendendo ancora più pesante una battaglia che non dovrebbe essere necessaria. Soldi pubblici oltretutto».

«Ogni persona con disabilità ha diritto ad avere un proprio Progetto di vita – afferma Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS -, un Progetto che sia sviluppato sulla base dei suoi desideri e delle sue aspettative, che sia realmente in grado di soddisfare i suoi bisogni, migliorare la qualità della vita nella massima misura possibile e favorirne la piena partecipazione e inclusione sociale. Tutto questo è già sancito dalla normativa vigente e reso ancora più cogente dalla riforma introdotta dal Decreto Legislativo 62/24. È dunque del tutto inammissibile che ancora oggi tante famiglie siano costrette a rivolgersi ai tribunali per ottenere ciò che dovrebbe essere tempestivamente ed efficacemente garantito dalle Amministrazioni Pubbliche in base alla legge». (S.B.)

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