«Uno degli strumenti potenzialmente più adeguati a garantire servizi efficaci a persone in situazione di gravissima disabilità – scrivono Mario Caldora e Giovanni Bembo, guardando nello specifico alla Regione Campania e alla città di Napoli – potrebbe essere l’“assegno di cura”, ma purtroppo ne viene addossato alla persona con disabilità o alla sua famiglia un insostenibile onere di anticipazione delle spese necessarie. Perché non affidarne la gestione all’INPS?»
Già due anni fa segnalammo su queste stesse pagine [“Assegni di cura o ‘gratta e vinci’?”, N.d.R.], che uno degli strumenti potenzialmente più adeguati a garantire servizi efficaci alle persone con disabilità gravissima – riferendoci nella fattispecie alla realtà della Regione Campania e nello specifico della città di Napoli – potrebbe essere l’“assegno di cura”, ma purtroppo la positività di tale strumento viene sistematicamente vanificata, in quanto finisce per addossare alla persona con disabilità o alla sua famiglia un insostenibile e troppo lungo onere di anticipazione delle spese necessarie.
Gli assegni di cura sono contributi economici omnicomprensivi erogati dall’Ambito Territoriale in favore di persone non autosufficienti in condizioni di disabilità gravissima e grave assistite a domicilio; sono finanziati tramite le risorse del Fondo per la Non Autosufficienza e costituiscono un titolo di riconoscimento delle prestazioni di assistenza tutelare svolte dai familiari, e/o dagli assistenti familiari a contratto, in sostituzione delle prestazioni professionali erogate dagli operatori socio sanitari.
La realtà è che il Comune di Napoli ha creato e continua a creare dei vuoti assistenziali, cosicché le famiglie delle persone con disabilità gravissime e non autosufficienti, oltre a non ricevere l’assegno di cura per molto tempo dal Comune, si trovano improvvisamente a dover far fronte, con notevoli spese economiche, all’assistenza dei propri figli in continuo peggioramento a causa delle proprie patologie.
L’importo dell’assegno dovrebbe essere di 1.200 euro mensili per i “gravissimi” e di 600 euro per i “gravi”, ma l’Amministrazione Comunale di Napoli, con la motivazione del ridotto accredito dei fondi da parte della Regione Campania, nel 2024 ha decurtato l’assegno del 38 %, introducendo l’obbligo di rendicontazione, che noi riteniamo comunque giusto e doveroso. E tuttavia, i fondi continuano a mancare.
Ci domandiamo allora: perché non prendere in considerazione la possibilità di richiedere che la gestione del servizio/beneficio “assegno di cura” venga sottratta alla Regione e ai Comuni che hanno ampiamente dimostrato di non saperlo gestire con continuità e puntualità, assegnandone quindi l’erogazione all’INPS, che avrebbe maggior titolo, autorevolezza, trasparenza e imparzialità nella somministrazione di esso?
*Mario Caldora è genitore e tutore di Chiara, persona con disabilità gravissima e già responsabile del Comitato per il Diritto all’Assistenza “Cinzia Fico” di Napoli ([email protected]); Giovanni Bembo è presidente del Coordinamento Regionale H della Campania.
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