Com’è andata e a quali conclusioni ha portato la tavola rotonda online denominata “Inclusione è ancora la parola giusta per garantire la vera equità di diritti per tutti?”, tenutasi il 13 marzo scorso? Tale evento, lo ricordiamo, si è inserito nel percorso che conduce all’“Inclusion Job Day” di domani, 27 marzo, e del 31 marzo, doppio appuntamento online dedicato all’incontro tra aziende e candidati con disabilità, di cui Superando è da alcuni mesi media partner

Inclusione: una parola che si usa nei convegni, nei documenti aziendali, nelle strategie di comunicazione. Ma una domanda resta aperta: è una parola che ha ancora senso?
È attorno a questo nodo che si è sviluppato l’Inclusion Job Talk del 13 marzo scorso, da noi presentato a suo tempo a questo link, ossia la tavola rotonda online denominata Inclusione è ancora la parola giusta per garantire la vera equità di diritti per tutti?, che ha preceduto il primo evento del 2026 di Inclusion Job Day (se ne legga nel box in calce), in programma domani, 27 marzo, sempre a cura di Hidoly e di Cesop HR Consulting Company.
A moderare l’incontro è stata Roberta Barba, Inclusion Job Day Consultant, che ha accompagnato il confronto tra cinque relatori provenienti da àmbiti diversi.
Sembra dunque quasi un paradosso: più si utilizza il termine inclusione, meno la si ottiene. Si è parlato dunque in primo luogo di questo vocabolo usato – e spesso abusato – non soltanto nella lingua italiana. Ma è davvero ancora la parola giusta?
Dal confronto è emersa una posizione per larga parte condivisa: “inclusione” non è una parola amata, ma resta, in qualche modo, una sorta di male necessario. Un codice convenzionale utile a intendersi, a patto però che non resti un’etichetta, ma si traduca in azioni, comportamenti e scelte capaci di incidere davvero.
A rompere il ghiaccio è stata Francesca Marchegiano, educatrice narrativa, che non ha nascosto una vera e propria avversione per il termine, preferendo invece “coesistenza”. Ha raccontato come la narrazione – a ogni livello, anche nelle aziende – possa essere un elemento facilitatore: «Le storie si rivelano fondamentali proprio nei momenti di cambiamento, come quello che tutti auspichiamo verso una società equa e aperta, non solo di facciata».
Una riflessione, questa, che ha trovato un punto di continuità nel bell’intervento di Roberta Laudito, Care Innovation & Experience Manager, rappresentante di Federmanager e componente del Gruppo Minerva: «Per me – ha affermato – inclusione deve essere sinonimo di rimozione degli ostacoli e di partecipazione. Quando parlo di imprese, più che a organizzazioni penso a comunità, dove si possono sviluppare i talenti di tutte le persone».
A partire dalla sua esperienza in contesti multinazionali, Laudito ha ampliato il tema dell’inclusione ad altri settori, come il Gender Gap e l’Ageing (“differenze di genere” e “invecchiamento”), oggi particolarmente rilevante: «Non è raro, infatti, che all’interno della stessa azienda convivano fino a quattro generazioni diverse. Una complessità che richiede nuove forme organizzative e strumenti adeguati: in questo senso, anche l’intelligenza artificiale può rappresentare un alleato utile per superare ostacoli e facilitare i processi».
Per Manuela Pioltelli, responsabile dell’Area Collocamento Mirato dell’Agenzia per il Lavoro Umana, termini come “coesistenza” o “convivenza” sarebbero probabilmente più adatti. Al netto delle parole, tuttavia, i dati restituiscono una situazione ancora critica: in Italia, infatti, solo il 33% delle persone con disabilità occupabili risulta effettivamente inserito nel mondo del lavoro. Le cause sono molteplici: ambienti poco accessibili, insufficiente ricorso agli accomodamenti ragionevoli, svantaggi che colpiscono in particolare alcune categorie, come le donne o i giovani con disturbi dell’apprendimento, spesso tutelati nel percorso scolastico ma non più nel passaggio al lavoro.
Uno sguardo più ottimistico è arrivato da Carlo Francescutti, responsabile di una ASL friulana ed esperto dell’Autorità Garante dei diritti delle persone con disabilità: «La parola inclusione – ha dichiarato – può suscitare una sensazione di retorica fastidiosa, ma al di là della percezione, devo dire che, nel mondo del lavoro, la situazione è forse migliore di quanto pensiamo. Infatti, la Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) è certamente migliorabile, ma ci permette di dialogare con le imprese».
Restando sul piano normativo, Francescutti ha sottolineato l’importanza del Decreto Legislativo 62/24, che ha introdotto un approccio rinnovato: «Esso – ha sottolineato – definisce la condizione di disabilità, la valutazione di base, l’accomodamento ragionevole, la valutazione multidimensionale, per arrivare a elaborare un progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato. E costringerà aziende e istituzioni a ripensare il welfare».
Molto diretto, infine, l’intervento di Filippo Visentin, giornalista e collaboratore del nostro giornale Superando, testata che è media partner di Inclusion Job Day, il quale ha portato anche la propria esperienza quasi trentennale di lavoratore con disabilità nel settore pubblico: «Non basta assumere una persona con disabilità per definirsi inclusivi – ha affermato -: occorre renderla parte della realtà in cui viene accolta, valorizzarla, metterla nelle condizioni di essere autonoma attraverso l’impiego di tecnologie assistive e di accomodamenti adeguati, permetterle una crescita, anche in termini di carriera. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che il più delle volte – anche se le eccezioni fortunatamente ci sono – l’assunzione in azienda di una persona con disabilità viene ancora vissuta come una sorta di balzello, di onere al quale adempiere magari controvoglia, anziché come una risorsa, una possibilità di crescita».
La tavola rotonda del 13 marzo, ricordiamo in conclusione, è possibile rivederla e riascoltarla tramite questo link. Essa si è inserita, come detto inizialmente, nel percorso che conduce all’Inclusion Job Day di domani, 27 marzo, appuntamento online dedicato all’incontro tra aziende e candidati, di cui la tavola rotonda stessa ha rappresentato un momento di riflessione e approfondimento. (Redazione di Superando)
Inclusion Job Day 2026
Evento online che mette in comunicazione la domanda e l’offerta di lavoro, dedicato alle persone con disabilità e in generale appartenenti alle cosiddette “categorie protette” (come da Legge 68/99) che vogliano dare una svolta al loro futuro professionale e alle aziende che cerchino nuovi profili qualificati da inserire nell’organico, Inclusion Job Day è progettato e organizzato dalla digital agency Hidoly, che ha realizzato l’infrastruttura tecnologica e che fornisce l’assistenza prima, durante e dopo l’evento, e da Cesop HR Consulting Company, che cura la presenza delle aziende partecipanti.
Si tratta di un’iniziativa che come Superando seguiamo sin dagli inizi e che dall’autunno dello scorso anno ci vede anche impegnati come media partner. Questo 2026 coincide con il settimo anno di Inclusion Job Day, con qualche novità rispetto alle edizioni precedenti. Visto infatti il numero sempre più elevato di utenti che accedono alla piattaforma (circa 6.000 dal 2020), questa volta gli appuntamenti saranno due, con partecipazione all’uno o all’altro a scelta delle aziende.
Domani, 27 marzo, dunque (ore 10.30-18) vi sarà l’evento con le consuete modalità, ossia con le aziende che si presenteranno, si confronteranno con i candidati attraverso le chat e organizzeranno i colloqui one-to-one; il 31 marzo, invece (dalle 10.30), la sessione sarà dedicata esclusivamente ai colloqui, su invito delle aziende.
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