Le parole non si limitano a raccontare il mondo: contribuiscono a ordinarlo, a renderlo accessibile oppure ostile. Quando riguardano i corpi e la disabilità diventano materia politica. È dentro questo spazio che si colloca il libro “Donne, disabilità e media. Parole vs Barriere”, realizzato da GiULiA Giornaliste Sardegna dal quale emerge un messaggio netto: non basta correggere parole sbagliate, occorre trasformare lo sguardo
Le parole non si limitano a raccontare il mondo: contribuiscono a ordinarlo, a renderlo accessibile oppure ostile. Quando riguardano i corpi e la disabilità diventano materia politica. È dentro questo spazio che si colloca Donne, Disabilità e Media. Parole vs Barriere, realizzato da GiULiA Giornaliste Sardegna.
Non un manuale, non soltanto un saggio corale ma un atto politico e culturale che interviene su un terreno ancora largamente attraversato da stereotipi e narrazioni distorte: quello della rappresentazione delle donne con disabilità nello spazio mediatico.
Attraverso 24 contributi di donne, giornaliste e attiviste, il volume curato dall’Associazione guidata da Susi Ronchi mette in discussione parole, immaginari e pratiche giornalistiche che troppo spesso oscillano tra pietismo, eroizzazione e sensazionalismo. Una grammatica del racconto, come sottolineato nell’introduzione da Serena Bersani, presidente nazionale di Giulia Giornaliste, che riduce la complessità delle vite a eccezione, sofferenza o “storia edificante”. Ed è proprio contro questa retorica che il libro prende posizione, reclamando un cambio di paradigma.
Il merito del volume è quello di spostare il fuoco dalla disabilità come “condizione individuale” alla produzione sociale delle barriere, mostrando come il linguaggio non sia mai neutro, ma costruisca percezioni, gerarchie, inclusioni ed esclusioni. Le parole possono ferire, stigmatizzare, infantilizzare. Ma possono anche restituire soggettività, diritti, autodeterminazione.
Al centro emerge con forza una prospettiva intersezionale ancora troppo marginale nel discorso pubblico: essere donne e persone con disabilità significa spesso abitare una doppia invisibilità, subire una discriminazione multipla che i media raramente riconoscono o raccontano nella sua complessità. È qui che il libro compie uno scarto importante: non si limita a denunciare l’errore linguistico, ma interroga il potere delle narrazioni.
In filigrana attraversa il libro una domanda decisiva per chi fa informazione: quale idea di cittadinanza produciamo attraverso il linguaggio che scegliamo? Non è casuale il riferimento ideale alla Carta di Olbia da cui questo percorso prende linfa, né il dialogo implicito con una deontologia giornalistica che oggi più che mai è chiamata a interrogarsi sulla responsabilità del racconto. Perché il tema non riguarda solo “come si parla di disabilità”, ma quale idea di cittadinanza si costruisca attraverso l’informazione.
Il libro ha il pregio di evitare il tono accademico chiuso e autoreferenziale, pur mantenendo solidità teorica. Tiene insieme attivismo, analisi critica, esperienza vissuta e pratica giornalistica. E in questo intreccio trova la sua forza. Ne emerge un messaggio netto: non basta correggere parole sbagliate, occorre trasformare lo sguardo.
In un ecosistema mediatico ancora segnato da cliché persistenti — la donna fragile da proteggere, l’eroina che “nonostante tutto ce l’ha fatta”, il corpo disabile come metafora narrativa — Donne, Disabilità e Media smonta codici sedimentati e apre uno spazio nuovo di rappresentazione.
Più che un libro sulla disabilità, è un libro sul giornalismo e sul suo compito democratico e forse la sua intuizione più potente è proprio questa: l’inclusione comincia dal racconto. In questo senso Donne, Disabilità e Media è anche una riflessione sull’ingiustizia della mancata rappresentazione, su quel meccanismo sottile per cui alcune soggettività vengono sistematicamente raccontate da altri, raramente ascoltate in prima persona.
*Giornalista, componente di GiULiA Giornaliste, attivista, vicepresidente della UILDM di Sassari (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).
Donne, Disabilità e Media. Parole vs Barriere costa 15 euro e chi desidera acquistarlo può farne richiesta tramite l’indirizzo [email protected].
Il presente contributo è già apparso in Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti dovuti al differente contenitore, per gentile concessione.
Articoli Correlati
- Il diritto di non sapersi difendere Autismo, disabilità e il paradosso di dover diventare la propria difesa proprio quando non si riesce più a farlo: ruota attorno a questo la storia raccontata da Federica, una storia…
- Se la disperazione diventa un mercato: terapie ingannevoli e autismo Continuano ad emergere casi di genitori che, sopraffatti dalla disperazione, cadono vittime di percorsi alternativi e truffe in cerca di cure e soluzioni per l’autismo. Ringraziamo dunque con particolare calore…
- Accoglienza delle donne con disabilità vittime di violenza: falsi miti e qualche fraintendimento Con il presente approfondimento, Simona Lancioni propone alcune riflessioni sui falsi miti e su quualche fraintendimento che contribuiscono a far sì che le donne con disabilità vittime di violenza non…