Tramite una recente Sentenza, successiva al ricorso dell’Associazione Coscioni e di un cittadino, il Tribunale di Napoli ha condannato il Comune di Capri per condotta discriminatoria collettiva nei confronti delle persone con disabilità a causa della mancata adozione di un PEBA (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche), oltreché per il ritardo con cui l’Ente Comunale ha realizzato gli interventi necessari al fine di rendere accessibili i Giardini di Augusto
Tramite la Sentenza n. 8190/26, resa pubblica il 18 maggio scorso, il Tribunale di Napoli (Decima Sezione Civile) ha condannato il Comune di Capri per condotta discriminatoria collettiva nei confronti delle persone con disabilità a causa della mancata adozione di un PEBA (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche), oltreché per il ritardo con cui l’Ente Comunale ha realizzato gli interventi necessari al fine di rendere accessibili i Giardini di Augusto.
Basandosi sul ricorso promosso dall’Associazione Luca Coscioni e dal cittadino Christian Durso, tale pronunciamento, che risulta avere pochissimi precedenti, ha stabilito dunque che la mancata adozione e approvazione del PEBA rappresenti ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni) una condotta discriminatoria indiretta attuata in forma collettiva nei confronti delle persone con disabilità.
Come sottolineano infatti dall’Associazione Coscioni, «per il Tribunale, la mancata rilevazione e classificazione delle barriere architettoniche presenti sul territorio comunale, con la conseguente mancata pianificazione degli interventi finalizzati alla loro graduale rimozione, comprime i diritti delle persone con disabilità all’inclusione, alla mobilità e all’accessibilità e fruibilità degli edifici pubblici, nonché dei luoghi e degli spazi urbani pubblici. Per il Tribunale questa mancata programmazione degli interventi finalizzati alla rimozione delle barriere può incidere negativamente, in una città come Capri, anche su migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. Nel corso del giudizio è stato inoltre accertato che solo dopo il nostro ricorso, presentato nel febbraio dello scorso anno, i Giardini di Augusto sono stati resi accessibili anche alle persone con disabilità grazie all’installazione di due montascale, un enorme ritardo che rappresenta una discriminazione indiretta nei confronti del signor Durso, persona con disabilità motoria che si sposta con l’ausilio della sedia a ruote».
La Città di Capri dovrà pertanto risarcire il danno da discriminazione cagionato al signor Durso versandogli la somma di 6.000 euro. Il Comune è stato inoltre condannato a cessare il comportamento discriminatorio mediante l’adozione di un PEBA, entro i prossimi 12 mesi.
«Si tratta di una delle poche condanne per condotta discriminatoria emesse in Italia nei confronti di un Comune a causa della mancata adozione del PEBA – dichiara l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Coscioni –. Infatti, nonostante la Legge 41/86 e la successiva Legge 104/92 impongano a tutte le amministrazioni comunali di dotarsi di un PEBA, ad oggi sono assai pochi gli enti locali che lo hanno fatto. Anche grazie a questa Sentenza, sarà dunque possibile rivolgersi alla giustizia civile per costringere i Comuni a monitorare e a censire tutte le barriere architettoniche e sensoriali presenti sui loro territori e a programmare nel tempo gli interventi necessari alla loro rimozione».
«Il Tribunale di Napoli – aggiunge dal canto suo Christian Durso – ha emesso una condanna significativa contro il Comune di Capri, colpevole di aver impedito per anni alle persone con disabilità come me di accedere ai celebri Giardini di Augusto. Esso, infatti, ha ignorato per anni le mie diffide e si è attivato concretamente solo dopo l’avvio della nostra azione legale. Questa Sentenza, pertanto, ci ricorda innanzitutto che il diritto all’accessibilità e all’inclusione sociale non possono ammettere deroghe o ritardi ingiustificati». (S.B.)
Per ulteriori informazioni: Gianandrea Bufi ([email protected]).
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