In vista dell’imminente Giornata Europea dei Siblings del 31 maggio, la Fondazione Paideia di Torino ha organizzato il proprio primo “Siblings Day”, ed è stata una giornata piena di storie, emozioni e incontri, rivolta sia ai sibling più giovani che agli adulti, perché, come è stato detto, «essere sibling, ossia fratello o sorella di una persona con disabilità, è una questione che dura tutta la vita»

Ci sono bambini che imparano presto a essere forti, a non disturbare, a capire “da soli”. Succede spesso nelle famiglie in cui cresce un figlio con disabilità: mentre tutte le attenzioni si concentrano inevitabilmente sui bisogni più urgenti, fratelli e sorelle finiscono per occupare uno spazio silenzioso, quasi invisibile. Eppure ci sono anche loro, con le loro paure, le domande mai fatte, i sensi di colpa, la voglia di sentirsi semplicemente figli.
Li chiamano siblings e chi vive questa esperienza sa che non è un ruolo che si attraversa soltanto da bambini. «Essere sibling è una questione che dura tutta la vita», ricordava Don Meyer, fondatore del programma internazionale Sibling Support Project. Una consapevolezza da cui parte anche il lavoro della nostra Fondazione [Fondazione Paideia, N.d.R.], che da oltre trent’anni supporta i bambini/bambine con disabilità e le loro famiglie e che intende ora accendere i riflettori proprio su chi troppo spesso resta sullo sfondo.
In vista infatti dell’imminente Giornata Europea dei Siblings del 31 maggio, abbiamo organizzato il 23 maggio scorso il nostro primo Siblings Day, nato all’interno del Paideia Siblings Hub, grazie al sostegno di For Funding, piattaforma di crowdfunding di Intesa Sanpaolo, una giornata pensata non come celebrazione simbolica ma come spazio reale di ascolto e condivisione.
Per l’occasione, il nostro Centro Paideia si è riempito di storie, emozioni e incontri. La mattinata è stata dedicata agli adulti, uomini e donne che da anni convivono con responsabilità emotive spesso difficili da raccontare, accompagnati dallo psicologo e psicoterapeuta Andrea Dondi, già autore dei libri Siblings (San Paolo Edizioni, 2018) e I gruppi di Siblings adulti (San Paolo Edizioni, 2022), e dagli operatori della Fondazione in un momento di confronto intimo e collettivo insieme.
Nel pomeriggio sono arrivati invece i più giovani, dagli 8 ai 18 anni, trasformando il Parco Michelotti di Torino in un luogo dove sentirsi finalmente liberi di parlare di sé. Una caccia al tesoro fatta di giochi, attività di cooperazione e piccoli esercizi di immedesimazione sono diventati, tappa dopo tappa, un modo per dare voce a emozioni che spesso restano trattenute.
Si è trattato in conclusione di una giornata che ha raccontato solo una parte di un lavoro molto più ampio. Nel 2024, infatti, sono stati 125 i sibling coinvolti nei nostri gruppi di supporto, tra laboratori creativi, teatro, incontri dedicati e percorsi di ascolto costruiti per accompagnare l’intera famiglia. A colpire è soprattutto un dato: la fascia più numerosa è quella degli adulti, con 42 partecipanti, il 30% del totale. Un segnale chiaro di quanto il bisogno di confronto non finisca crescendo.
Per questo lo scorso anno abbiamo deciso di rendere stabili anche due gruppi online di supporto dedicati ai giovani adulti, coinvolgendo circa 40 partecipanti da tutta Italia. Uno spazio mensile dove chi per anni si è sentito invisibile può finalmente smettere di esserlo.
Accanto a questo, continua anche il lavoro con genitori, insegnanti e operatori, attraverso percorsi di counselling, consulenze e formazione. Perché sostenere una persona con disabilità significa prendersi cura dell’intero equilibrio familiare. E ricordarsi che nessuno, dentro una famiglia, dovrebbe sentirsi messo ai margini della storia.
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Luna Rondana ([email protected]).
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