Cure domiciliari nelle Marche: frammentazione territoriale e standard non garantiti

di Gruppo Solidarietà*
Profonda eterogeneità tra i territori, grave carenza di figure professionali chiave e mancato rispetto degli standard assistenziali previsti dalle normative regionali e nazionali: è la fotografia scattata dalla più recente rilevazione del Gruppo Solidarietà riguardante i servizi di cure domiciliari (ADI-Assistenza Domiciliare Integrata) e Cure Palliative Domiciliari (CPD) nella Regione Marche

Caregiver e persona con disabilità (particolare senza le facce)Una profonda eterogeneità tra i territori, una grave carenza di figure professionali chiave e il mancato rispetto degli standard assistenziali previsti dalle normative regionali e nazionali: è la fotografia scattata dalla nostra ultima rilevazione (aggiornata al 31 marzo) sui servizi di cure domiciliari (ADI-Assistenza Domiciliare Integrata) e Cure Palliative Domiciliari (CPD) nella Regione Marche.

Le cure domiciliari, va detto innanzitutto, rappresentano un servizio fondamentale per garantire qualità di vita alle persone in condizione di non autosufficienza che presentano necessità di tipo sanitario e sociosanitario.
I dati prodotti con la presente rilevazione aggiornano quelli del 2024 e analizzano nel dettaglio le dotazioni organiche e l’articolazione oraria dei servizi nei 13 Distretti marchigiani.
Ebbene, nonostante le cure domiciliari rappresentino un servizio di livello essenziale e come tale da assicurare, l’analisi evidenzia le criticità strutturali dell’offerta che pregiudicano la fruizione integrale del servizio, con il rischio evidente di “approccio prestazionale” a scapito di una reale presa in carico globale del paziente.

Alcuni dati nel dettaglio. Rispetto ai tempi di erogazione, se per l’ADI l’erogazione stessa copre i 7 giorni su 12 ore (con pronta disponibilità infermieristica nel weekend attiva in 9 Distretti su 13), la situazione si fa critica per le cure palliative. La reperibilità notturna sulle 24 ore – che dovrebbe essere sempre garantita per le CPD specialistiche – è presente infatti in soli 4 Distretti su 13.
Per quanto poi concerne la carenza dei palliativisti, nell’AST Pesaro/Urbino (Azienda Sanitaria Territoriale) e nell’AST Ancona opera un solo medico palliativista per bacini di utenza che oscillano tra i 300.000 e i 450.000 abitanti. Negli altri territori si ricorre al convenzionamento ma non indicata dotazione oraria.
E ancora, riguardo all’assistenza tutelare, la figure degli OSS (Operatori Socio Sanitari), teoricamente prevista in tutti i livelli di cure integrate, risulta quasi totalmente assente. Di fatto, quindi, l’assistenza tutelare viene erogata in modo significativo nel solo Distretto di Ancona, con 13 OSS, mentre in altri 5 Distretti si contano appena 6,5 operatori in totale. Nei restanti territori il servizio è scoperto.
Rispetto alla riabilitazione, la fisioterapia è garantita in Assistenza Domiciliare Integrata in tutti i Distretti tranne Jesi, ma con forti disparità di personale. Il logopedista, poi, è presente solo in 6 Distretti su 13.
Infine, la specialistica viene erogata, con modalità molto diverse, in 8 Distretti su 13. La dotazione oraria varia da Distretto a Distretto e in alcuni casi (ad esempio Fabriano e Ancona), si ricorre a specialisti convenzionati per poche ore settimanali.

Cosa se ne conclude quindi? Che in nessun territorio regionale vengono garantiti gli standard fissati dalla vigente normativa. La specificità della nostra rilevazione non consente un’analisi complessiva, ma il dato è sufficiente per indicare la grande eterogeneità territoriale insieme alla scarsa o mancata presenza di tutte le figure professionali chiamate a comporre l’offerta di cure domiciliari. E siccome la qualità di vita di molti malati in condizione di non autosufficienza dipende per buona parte dalla presenza di un adeguato servizio di cure domiciliari, il tema non è allora tanto garantire un servizio robusto per evitare la residenzialità, quanto assicurare cure domiciliari adeguate, qualità e dignità di vita a chi ne ha necessità e diritto. In tal senso, alla Regione e alle Aziende Sanitarie spetta un duplice compito: da una parte assicurare il personale necessario per garantire il servizio, dall’altra lavorare sui modelli organizzativi per renderlo rispondente alle esigenze delle persone. (S.B.)

*https://www.grusol.it.

A questo link è disponibile il testo integrale dell’approfondimento curato dal Gruppo Solidarietà. Per altre informazioni: [email protected].
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