“Lady Evelyn Freehush” non è un vero personaggio della Londra vittoriana di fine Ottocento, “Lady Evelyn Freehush” non è mai esistita. Eppure, attraverso il personaggio creato da Claudia Porcu in stile “Steampunk”, continua a ricordarci qualcosa che vale ancora oggi, ossia che «il silenzio non è vuoto. Bisogna solo imparare a sentirlo diversamente». Andiamo a conoscerla insieme a Filippo Visentin

Londra, 1891. In un piccolo laboratorio nascosto tra la nebbia e il fumo delle locomotive, una giovane inventrice lavora instancabilmente a una macchina destinata a suscitare stupore e diffidenza. Sul banco si accumulano ingranaggi, molle, componenti elettrici e sottili lamine d’ottone. Da anni studia meccanica e sperimenta nuove soluzioni per aiutare le persone sorde a percepire il mondo in modo diverso. Il suo nome è Evelyn Freehush.
Nata nel 1871 e figlia di un macchinista ferroviario e di una pianista francese, a 3 anni ha perso improvvisamente l’udito. Nessun medico è mai riuscito a spiegare cosa sia accaduto. Alcuni hanno parlato di una malattia infantile, altri di un misterioso disturbo nervoso. Le voci più fantasiose sono arrivate persino a sostenere che sia stata “toccata dall’etere”.
La società vittoriana la vuole fragile, ma Evelyn, ben lungi dall’accettare quello che sembra essere un destino già scritto, sceglie di diventare un’inventrice.
Mentre gli altri ascoltano il mondo, lei impara a osservarlo. Legge le labbra con precisione sorprendente e sviluppa una sensibilità particolare per le vibrazioni. Riesce a percepire il rombo lontano delle locomotive, il ritmo dei motori e perfino la presenza di qualcuno dietro una porta chiusa. Con sé tiene due oggetti da cui non si separa mai. Il primo è un raffinato cornetto acustico in ottone dorato. Non le restituisce realmente i suoni, ma amplifica vibrazioni e movimenti, aiutandola a orientarsi nell’ambiente che la circonda. Il secondo è un piccolo taccuino rilegato in pelle scura. Quando la lettura labiale non basta o le conversazioni diventano troppo rapide, lo porge ai propri interlocutori invitandoli a scrivere. È il suo modo di abbattere le barriere della comunicazione.
Nel 1891 presenta la sua invenzione più ambiziosa: un sistema di protesi acustiche meccanico-elettriche costruite in ottone brunito e minuscole capsule vibranti da indossare dietro le orecchie: un dispositivo che molti studiosi giudicano innaturale e inefficace
Eppure, sebbene Lady Evelyn non prometta miracoli, da tutta l’Inghilterra persone sorde iniziano a raggiungere il suo laboratorio. «Il silenzio non è vuoto – ama ripetere -, bisogna solo imparare a sentirlo diversamente».
Bene, se state cercando il nome di Lady Evelyn Freehush nei libri di storia, difficilmente lo troverete. Per una ragione molto semplice: Lady Evelyn non è mai esistita. O meglio, non è mai esistita nella Londra vittoriana.
Lady Evelyn “Freehush” – il cognome si può tradurre in “libera nel silenzio” – è il personaggio creato da Claudia Porcu, donna sorda che ha scelto di utilizzare il linguaggio dello Steampunk per raccontare la propria esperienza e promuovere una riflessione originale sulla sordità.
«Mi sono avvicinata al mondo dello steampunk quasi per caso – racconta – scoprendo una realtà creativa e inclusiva che mi ha subito affascinata». Da quell’incontro è nata l’idea di costruire una figura capace di trasformare ciò che molti considerano una fragilità in una risorsa. Una donna che non cerca di negare la sordità né di liberarsene, ma che impara a viverla come parte integrante della propria identità.
Lo Steampunk, genere artistico e culturale che immagina un futuro alternativo costruito con la tecnologia dell’Ottocento, è diventato così il terreno ideale per questa narrazione. In un universo popolato da inventori, dirigibili e macchine a vapore, Lady Evelyn trova il proprio spazio come scienziata, ricercatrice e donna sorda.

Ma il progetto di Claudia va ben oltre il costume e la ricostruzione fantastica. Per rendere ancora più visibile il proprio messaggio, ha fatto realizzare una grande protesi acustica in stile Steampunk, come si può vedere nell’immagine qui a fianco, decorata con ingranaggi e componenti ispirati alle macchine dell’epoca vittoriana. «Mi piace l’idea di ribaltare il modo in cui spesso vengono percepiti gli ausili per la sordità», spiega. «Non qualcosa da nascondere, ma qualcosa da mostrare con orgoglio».
Anche il cornetto acustico che accompagna il personaggio è stato costruito personalmente da Claudia utilizzando un tubo da doccia collegato alla riproduzione della tromba di un grammofono. Una reinterpretazione creativa dei primi strumenti utilizzati per amplificare e indirizzare il suono verso l’orecchio, trasformata in un elemento simbolico della storia di Lady Evelyn.
Nel corso di eventi e manifestazioni – prima tra tutti la Grande Jatte, fiera vittoriana e Steampunk che si tiene a Cagliari, il personaggio prende vita attraverso costumi accurati, accessori realizzati artigianalmente e la presenza di persone che collaborano alla narrazione, tra cui interpreti della Lingua dei Segni. Un dettaglio, questo, che crea un interessante ponte tra la fantasia vittoriana e le pratiche di accessibilità del presente.
Fondamentale anche l’incontro artistico di Claudia con l’amica Tania Cancedda, una designer di cover protesiche per persone amputate.
Ed è forse proprio qui che risiede l’aspetto più originale del progetto: dare vita a una rete capace di unire artisti e persone amputate, per realizzare una sorta di contest-sfilata dove proporre le proprie creazioni artistiche, ma soprattutto dove poter mostrare con orgoglio quella parte di sé che solitamente la disabilità porterebbe a tenere nascosta.
Quella di Lady Evelyn Freehush non è una storia di guarigione, così come nessun marchingegno e nessuna invenzione miracolosa le restituisce l’udito. Ciò che cambia è lo sguardo: la bambina che molti consideravano fragile diventa una donna capace di costruire strumenti, relazioni e nuove modalità di comunicazione. Non perché abbia sconfitto la propria sordità, ma perché ha smesso di considerarla una mancanza.
Attraverso il fascino della narrazione, dei costumi e dell’immaginario Steampunk, Claudia Porcu invita il pubblico a riflettere su una questione molto concreta: quanto spesso la disabilità viene definita da ciò che manca, invece che dalle capacità, dalle strategie e dalle forme di adattamento che le persone sviluppano ogni giorno?
Lady Evelyn Freehush non è mai esistita. Eppure, attraverso il personaggio creato da Claudia, continua a ricordarci qualcosa che vale ancora oggi, ossia che «il silenzio non è vuoto. Bisogna solo imparare a sentirlo diversamente».
*Direttore responsabile di Superando.
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