Scuola: la maggioranza è sempre per la normativa inclusiva, chiedendo però che venga applicata fino in fondo

di Salvatore Nocera
Prendendo spunto da chi scrive in Facebook di «essere disabile e di dire sì alle classi separate» per gli alunni con disabilità, Salvatore Nocera scrive tra l’altro che «se mai si pervenisse ad un referendum sull’abrogazione della normativa inclusiva, pur in presenza di voti favorevoli all’abrogazione stessa, la maggioranza sarebbe per la conferma di essa, con la richiesta, però, che le norme che siamo riusciti ad ottenere venissero effettivamente applicate e non disattese per mancanza di fondi sufficienti e di Decreti Applicativi»
Un ragazzo con sindrome di Down insieme a compagni e compagne di scuola
(Foto di AIPD Nazionale)

Gentile Signor Stoica, ho letto nella sua pagina Facebook i suoi interventi di critica all’inclusione degli alunni con particolari disabilità, il primo dei quali intitolato Sono disabile e dico sì alle classi separate*. Sono anch’io una persona con disabilità visiva che ha svolto la propria formazione scolastica e universitaria tra la seconda metà degli Anni Quaranta del secolo scorso e l’inizio degli Anni Sessanta (può quindi immaginare quante decine di anni ho sul groppone), nel profondo Sud, laureandomi con lode in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma. Quindi non mi sono avvalso di insegnanti di sostegno, né di assistenti per l’autonomia e la comunicazione, di cui non erano stati inventati neppure i nomi. Non conoscevo il Braille, ma “me la sono cavata bene” grazie alla presenza di docenti professionalmente preparati e di compagni collaborativi. Ho fatto amicizia con i miei compagni che venivano a casa a leggere e a fare i compiti con me. L’amicizia instaurata con alcuni di loro dura ancora oggi.

Condivido la sua critica riguardo ai casi di alunni con disabilità complesse che rimangono isolati all’interno della classe o, peggio, che vengono portati fuori dall’aula. Tuttavia, poiché ho visto nascere l’integrazione scolastica e l’ho seguita sino ad oggi come inclusione programmata e personalizzata, non posso condividere la soluzione da lei proposta di fronte a questo problema.
Fortunatamente non tutti i casi di alunni con disabilità complesse fanno la fine da lei giustamente stigmatizzata. In molti altri casi, docenti seriamente impegnati e preparati sanno come adattare i programmi e le indicazioni nazionali alle “effettive capacità” di questi alunni, come è espressamente previsto dall’articolo 16, comma 2 della Legge 104/92. Molti di questi ragazzi non riescono a prendere il diploma finale, poiché il valore legale dei titoli di studio richiede il raggiungimento di certi obiettivi culturali superiori alle effettive capacità di questi giovani. Essi però, dove i docenti e i compagni hanno saputo instaurare un buon rapporto relazionale, nelle classi comuni riescono a instaurare rapporti di conoscenza e di amicizia molto diversi da quelli che possono instaurarsi nelle classi “speciali”. Ciò perché in queste si trovano solo alunni con disabilità e quindi si moltiplicano gli stereotipi comunicativi posseduti da ciascuno.
Se nelle classi comuni essi vengono isolati o addirittura espulsi, questo avviene per incapacità professionale dei docenti, scarsamente preparati al compito dell’inclusione e alla loro incapacità di coinvolgere i compagni in rapporti di accoglienza. Dove invece la preparazione e la disponibilità dei docenti trascina i compagni, educandoli all’accoglienza tra pari, ci sono stati episodi di piena solidarietà tra di loro, come nel caso in cui l’intera classe, qualche anno fa, rifiutò di partecipare ad una gita scolastica che aveva escluso il compagno con disabilità [se ne legga sulle nostre pagine a questo e a questo link, N.d.R.].

Sino al Sessantotto anche in Italia gli alunni con qualunque forma di disabilità intellettiva o fisica, indifferentemente, venivano per legge obbligatoriamente mandati in classi separate. Ma a partire da tale data c’è stato un movimento di rifiuto di questa separazione e, dopo un breve periodo di disorientamento della scuola pubblica, si è avviato un percorso di studio e sperimentazione pedagogica e didattica che è pervenuto alla possibilità di accoglienza utile per gli alunni con e senza disabilità, costituito dalla flessibilità e forte personalizzazione degli studi nell’àmbito di «uno sfondo comune di partecipazione al compito educativo», come scrisse Mario Tortello, bravissimo giornalista, purtroppo prematuramente scomparso, che aveva pienamente capito la lezione pedagogica avviata in Italia dal professor Andrea Canevaro, e da altri docenti universitari, che hanno grandemente contribuito a rendere l’inclusione scolastica un modo di crescita umana e culturale per alunni con e senza disabilità.

Certo, se lei ritiene che non abbia senso che gli alunni con disabilità imparino in modo elementare ciò che i compagni senza disabilità imparano in modo pieno, continuerà, insieme col professor Ernesto Galli della Loggia [ne scrisse sulle nostre pagine lo stesso Salvatore Nocera, nell’articolo del 2024 “Proposte sull’inclusione scolastica contrarie alla pedagogia e alla Costituzione”, N.d.R.] e più recentemente con il generale Roberto Vannacci, a chiedere la riapertura delle scuole speciali. Penso però che, se mai si pervenisse ad un referendum sull’abrogazione della normativa inclusiva, pur in presenza di voti favorevoli all’abrogazione stessa, la maggioranza sarebbe per la conferma della normativa inclusiva, con la richiesta, però, che le norme che siamo riusciti ad ottenere venissero effettivamente applicate e non disattese per mancanza di fondi sufficienti e di Decreti Applicativi, com’è avvenuto ad esempio dal 2017, per tutte le disposizioni del Decreto Legislativo 66/17 concernenti la maggiore specializzazione degli attuali docenti di sostegno e degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione, la continuità didattica, l’istruzione domiciliare e il funzionamento dell’Osservatorio Permanente per l’Inclusione Scolastica, rimasto inattivo per parecchi anni, mentre si accumulavano le richieste di maggiore impegno della classe politica.
Sono certo che le attuali carenze normative possano essere sanate se vi sarà una classe politica capace di ascoltare le richieste delle associazioni e delle scuole dove la sperimentazione dell’inclusione è una realtà. Io, di fronte alle difficoltà, ho sempre sperato che venissero superate. Lo faccio ancora una volta di fronte a queste. Propongo dunque di risentirci fra qualche anno per verificare come le cose si saranno orientate.
Grazie comunque, Signor Stoica, per avermi offerto l’occasione di discutere di questi argomenti che sono stati oggetto di riflessione ed azione per tutta la mia vita.

*Emanuel Cosmin Stoica è intervenuto nei giorni scorsi sul tema dell’inclusione scolastica con due post pubblicati sulla propria pagina Facebook, intitolati rispettivamente Sono disabile e dico sì alle classi separate e Non tutte le disabilità sono uguali.

Il presente contributo di opinione è già apparso in Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli e viene qui ripreso, con diverso titolo e una serie di modifiche dovute al differente contenitore, per gentile concessione.
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