«Di fronte all’elevata complessità del tessuto urbano di Lodi, può una progettazione partecipata aiutare a raggiungere un risultato davvero efficace e condiviso, ossia un Piano per l’Eliminazione delle Barriere che sia una guida per la gestione e l’eliminazione sistematica e concreta delle barriere nel tempo?»: a chiederselo è la Consulta della Disabilità del Comune di Lodi e una risposta si cercherà di trovarla il 18 settembre, durante il seminario pubblico “Lodi oltre le barriere. L’accessibilità come valore urbano”
«La città di Lodi non ha ancora il suo PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), ma il percorso per colmare questo vuoto è ufficialmente iniziato. Da diversi mesi, infatti, in stretta sinergia con l’Amministrazione Comunale, stiamo affrontando il tema con una visione ambiziosa: promuovere un piano partecipato che coinvolga l’intera cittadinanza, dai singoli residenti alle scuole, dagli oratori alle associazioni, fino agli ordini professionali. L’obiettivo è andare oltre la semplice dizione di barriere “architettoniche”, affrontando l’accessibilità a trecentosessanta gradi, promuovendo una vera e propria cultura del benessere ambientale. Questo significa mappare e superare non solo gli ostacoli fisici, ma anche le barriere sensoriali e di comunicazione, garantendo a chiunque il diritto alla piena partecipazione sociale»: così, dalla Consulta della Disabilità del Comune di Lodi viene presentato il seminario pubblico Lodi oltre le barriere. L’accessibiltà come valore urbano, promosso per il pomeriggio del 18 settembre (ore 17-20), presso il Teatrino Giannetta Musitelli della città lombarda (Via Paolo Gorini, 21), incontro che ospiterà alcuni esperti di livello nazionale – Dino Angelaccio, Armando De Salvatore e Alessandro Gerardi – che si occupano quotidianamente di progettazione inclusiva, con l’intento di delineare le migliori prassi per una pianificazione efficace, dinamica e aperta alla città.
«L’ambizione principale – aggiungono dalla Consulta lodigiana – è evitare che il Piano rimanga un documento teorico: il PEBA, infatti, dovrà essere il prodromo di interventi concreti, una guida per la gestione e l’eliminazione sistematica delle barriere nel tempo».
«La sfida per Lodi – concludono – è complicata. L’evoluzione urbanistica della città, dal Medioevo a oggi, ha stratificato infatti un tessuto urbano ricco di storia, ma altrettanto ricco di criticità strutturali e vincoli architettonici. Di fronte a una complessità così elevata, una domanda si pone come centrale: una progettazione partecipata può aiutare a raggiungere un risultato davvero efficace e condiviso?». Si cercherà dunque di trovare una risposta durante l’incontro del 18 settembre. (S.B.)
A questo link è disponibile un approfondimento sul seminario con tutte le notizie utili. Per ogni altra informazione: [email protected].
Articoli Correlati
- L’arte elogia la follia: la malattia mentale nelle opere dei grandi artisti Spazia dal Medioevo ai giorni nostri il ricco approfondimento dedicato al rapporto tra arte e follia, curato da Stefania Delendati, che scrive tra l’altro: «In un certo senso l’arte, se…
- Se la disperazione diventa un mercato: terapie ingannevoli e autismo Continuano ad emergere casi di genitori che, sopraffatti dalla disperazione, cadono vittime di percorsi alternativi e truffe in cerca di cure e soluzioni per l’autismo. Ringraziamo dunque con particolare calore…
- Spingere per un reale cambiamento o "adagiarsi" sull'alibi del rinvio della Riforma? «A seguito della decisione di spostare al 1° gennaio 2027 l’attuazione della cosiddetta "Riforma sulla disabilità", abbiamo assistito a molteplici interventi che, seppure con alcuni distinguo, si possono dividere tra…