Rodolfo Dalla Mora, quando il disability manager costruisce possibilità  

di Filippo Visentin
Ripercorrendo l’esperienza di Rodolfo Dalla Mora – architetto, esperto di accessibilità e Universal Design, fondatore e presidente della SIDiMa, la Società Italiana Disability Manager -, emerge un’idea di Disability Management che va ben oltre la gestione stessa delle problematiche legate alla disabilità. È una prospettiva che invita a ripensare il funzionamento delle istituzioni, l’organizzazione dei servizi e, più in generale, il modo in cui una comunità riconosce e affronta le differenze

Logo della SIDiMa (Società Italiana Disability Manager)Architetto, esperto di accessibilità e Universal Design, fondatore e presidente della SIDiMa, la Società Italiana Disability Manager, Rodolfo Dalla Mora è una delle figure che più nel nostro Paese hanno contribuito a far conoscere e sviluppare il Disability Management. Un percorso professionale iniziato molti anni fa, che lo ha portato a essere, nei primi Anni Duemila, il primo disability manager inserito nell’organico di una struttura pubblica italiana, l’ORAS (Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione) di Motta di Livenza, in provincia di Treviso.
La sua esperienza nasce dall’incontro tra la formazione di architetto conseguita allo IUAV di Venezia e una particolare attenzione alle esigenze delle persone con disabilità. Un’attenzione che si è tradotta in un’attività professionale dedicata alla progettazione accessibile, ma che nel tempo ha assunto una dimensione ben più ampia, arrivando a comprendere l’organizzazione dei servizi, il rapporto con le istituzioni e la costruzione di percorsi capaci di favorire l’autonomia e la partecipazione delle persone.
Proprio la sua esperienza maturata nell’àmbito della riabilitazione, anche come paziente, permette di comprendere uno degli aspetti più significativi del lavoro di Dalla Mora. «Quando una persona, in seguito a una malattia o a un evento traumatico — mi dice — si trova a convivere con una disabilità, il ritorno alla vita quotidiana può presentare difficoltà che vanno ben oltre quelle strettamente sanitarie. Occorre ripensare gli spazi domestici, individuare eventuali ausili, affrontare questioni burocratiche, riorganizzare le proprie abitudini e, non di rado, ricostruire una parte importante della propria esistenza. È in questo passaggio che il disability manager può assumere un ruolo determinante, contribuendo a individuare soluzioni e mettendo in relazione le diverse competenze necessarie».
«Non si sostituisce ai professionisti già presenti — ci tiene a precisare — ma favorisce il loro coordinamento, cercando di evitare che la persona e la sua famiglia debbano affrontare da sole un percorso spesso complesso e frammentato».
È un aspetto sul quale mi sono voluto soffermare, anche a partire da una mia esperienza personale vissuta nel corso di una lunga degenza ospedaliera e dove ho potuto constatare quanto possa essere difficile, anche per medici, infermieri e riabilitatori, rapportarsi adeguatamente con una persona che presenta esigenze differenti.

Rodolfo Dalla Mora
Rodolfo Dalla Mora

Nel 2011, con l’obiettivo di promuovere la cultura del Disability Management, Dalla Mora fonda la citata SIDiMa, per sviluppare percorsi formativi e costruire una rete nazionale di professionisti. Un’iniziativa che nasce dalla convinzione che le questioni legate alla disabilità non possano essere affrontate attraverso interventi isolati, ma richiedano competenze differenti e una visione complessiva della persona e del contesto nel quale vive. Nel 2018, poi, dà vita anche all’AIDiMa, l’Associazione Italiana Disability Manager, impegnata nella promozione e nel riconoscimento professionale di questa figura. «Per me — dice — il disability manager dev’essere un facilitatore, ma anche un creativo». Una definizione che a mio avviso racchiude gran parte del significato di questa figura. Un facilitatore, infatti, è colui che mette in comunicazione persone, servizi e istituzioni, individuando le risorse disponibili e cercando di superare quella frammentazione che spesso caratterizza gli interventi rivolti alle persone con disabilità. Ma è soprattutto il riferimento alla creatività a meritare attenzione. «Non si tratta, naturalmente, di improvvisare soluzioni — prosegue — bensì di possedere la capacità di immaginare percorsi diversi, di riconoscere possibilità che non sempre risultano immediatamente evidenti e di tradurle in risposte concrete».

Un altro aspetto centrale nel pensiero di Dalla Mora riguarda il rapporto tra disabilità e lavoro. «Sarebbe riduttivo — dice — considerare il disability manager come una figura destinata quasi esclusivamente a favorire l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, come spesso accade». Pur rappresentando infatti il lavoro un àmbito fondamentale, il Disability Management, nella visione di Dalla Mora, investe ogni dimensione dell’esistenza, dalla salute all’abitare, dalla mobilità alla cultura, fino alla partecipazione alla vita della comunità. Non si tratta dunque di una professionalità circoscritta a un singolo settore, ma di una funzione trasversale, capace di intervenire nei diversi contesti nei quali possono manifestarsi ostacoli all’esercizio dei diritti.

R. Dalla Mora, "Accessibilità"
Uno dei libri pubblicati da Dalla Mora per l’editore il Prato, nella collana “Per una nuova cultura della disabilità“

A questa visione si collega anche l’attenzione di Dalla Mora per l’Universal Design, vale a dire una progettazione capace di considerare fin dall’inizio la diversità delle caratteristiche e delle esigenze umane. Non si tratta semplicemente di adattare ciò che è stato pensato per una persona considerata normodotata, ma di progettare ambienti, servizi e opportunità che possano essere utilizzati dal maggior numero possibile di persone.
Nel raccontare il suo lavoro, il fondatore della SIDiMa ritorna più volte al riferimento su quelle che lui chiama “le quattro A”, ovvero quattro dimensioni fondamentali ed esattamente l’Autonomia, l’Accessibilità, gli Ausili e l’Assistenza. Elementi che non dovrebbero essere considerati separatamente, perché ciascuno di essi contribuisce, in modo diverso, a determinare le possibilità concrete di una persona.

Naturalmente, una figura professionale chiamata ad assumere responsabilità tanto articolate non può prescindere da una preparazione specifica. È un tema sul quale Dalla Mora insiste da molti anni, richiamando la necessità di percorsi formativi adeguati e di un riconoscimento effettivo delle competenze. Essere disability manager non significa semplicemente ricevere un incarico o una denominazione, ma possedere strumenti professionali che consentano di affrontare questioni spesso complesse, nelle quali si intrecciano aspetti tecnici, normativi, organizzativi e relazionali.
Anche per questo, nella sua concezione, il Disability Management rappresenta una competenza specialistica che può arricchire professionalità differenti, dall’architetto al medico, dall’assistente sociale al giurista. Ciò che conta è la capacità di mettere queste conoscenze al servizio delle persone, evitando che il ruolo si trasformi in una semplice funzione burocratica.

Ripercorrendo l’esperienza di Rodolfo Dalla Mora, emerge dunque un’idea di Disability Management che va ben oltre la gestione delle problematiche legate alla disabilità. È una prospettiva che invita a ripensare il funzionamento delle istituzioni, l’organizzazione dei servizi e, più in generale, il modo in cui una comunità riconosce e affronta le differenze.
A distanza di quasi vent’anni dalle prime esperienze italiane, rimane aperta una domanda: quanto di questa visione è riuscito a tradursi in cambiamenti concreti? Il riconoscimento formale di una figura professionale, da solo, non garantisce infatti che essa venga posta nelle condizioni di incidere realmente sulle decisioni. «Essere facilitatori e creativi — mi dice — significa non limitarsi a prendere atto degli ostacoli esistenti, ma lavorare perché possano essere superati. Non semplicemente amministrare ciò che già esiste, dunque, ma contribuire a costruire nuove possibilità di vita e di partecipazione per le persone e per la collettività».

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