Un emendamento al cosiddetto “Decreto PA” stanzia 4,6 milioni di euro per il 2026 per le pensioni anticipate dei giornalisti, reperendo le necessarie risorse con una riduzione dei fondi destinati alla partecipazione dei professionisti sanitari alle Unità di Valutazione di Base previste dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità. «Chiediamo al Governo e al Parlamento – dicono dalla Federazione FISH – di correggere questa decisione e trovare le risorse altrove»
In una nota la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) esprime forte disappunto per la sottrazione di risorse destinate all’attuazione della riforma della disabilità, per finanziare altri interventi.
Nello specifico il riferimento è all’emendamento al Decreto Legge 144/26, il cosiddetto “Decreto PA”, a firma del deputato Malagola, approvato dalle Commissioni Ambiente e Bilancio della Camera, che stanzia 4,6 milioni di euro per il 2026 per le pensioni anticipate dei giornalisti. Queste risorse, però, vengono reperite riducendo i fondi destinati alla partecipazione dei professionisti sanitari alle Unità di Valutazione di Base previste dal Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità.
«Questa scelta è inaccettabile – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH -: si interviene sulle risorse destinate al riconoscimento della condizione di disabilità e all’accesso ai relativi diritti e sostegni. Chiediamo dunque al Governo e al Parlamento di correggere questa decisione e trovare altre risorse per finanziare le pensioni anticipate dei giornalisti».
«La valutazione di base – viene sottolineato dalla Federazione – è un passaggio essenziale, anche alla luce del periodo di sperimentazione della riforma nel suo complesso. Le risorse interessate finanziano la partecipazione dei professionisti sanitari in rappresentanza delle Associazioni, assicurando un contributo di competenze specifiche. Ridurne il finanziamento rischia di indebolire la partecipazione dei professionisti sanitari e la qualità delle valutazioni, con gravi conseguenze sulle persone che attendono il riconoscimento dei propri diritti».
«Solo pochi giorni fa – aggiunge Falabella – abbiamo chiesto al Governo e al Parlamento di reperire le risorse necessarie per attuare pienamente la riforma e rendere concreto il diritto al Progetto di Vita. Questo emendamento, nei termini riportati, va esattamente nella direzione opposta. È una contraddizione politica che esige una risposta: quale credibilità possono avere gli impegni sui diritti delle persone con disabilità se, nelle scelte di bilancio, si tagliano proprio gli strumenti necessari a garantirli? Le dichiarazioni di sostegno alla riforma devono trovare riscontro negli stanziamenti».
«Il Parlamento ha ancora la possibilità e la responsabilità di modificare questa decisione – concludono dalla FISH -, perché i diritti si rendono effettivi solo con decisioni e finanziamenti coerenti». (S.B.)
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