Il sito diceva «disabili gratuiti», ma una volta arrivati alla biglietteria di un museo di San Marino, una famiglia si è sentita dire che «l’omaggio spettava solo a chi è in sedia a rotelle». «Mi sono ritrovato – racconta Francesco Pieri – a dover descrivere a voce e pubblicamente la grave patologia neurocomportamentale di mio figlio nel tentativo disperato di difendere un suo diritto sacrosanto. È stata una violenta violazione della sua privacy e della sua dignità di minore»
Vorrei raccontare e denunciare pubblicamente un gravissimo episodio di discriminazione e umiliazione che io e la mia famiglia abbiamo subìto qualche giorno fa, trasformando in un’esperienza che ci ha profondamente feriti quella che doveva essere una tranquilla gita a San Marino per regalare qualche ora di svago a mio figlio di 9 anni.
Mio figlio è un bambino con una disabilità grave di tipo cognitivo e neurocomportamentale, certificata dall’articolo 3, comma 3 della Legge 104 e titolare di indennità di accompagnamento. Avendo deciso di portarlo a visitare il Museo delle Illusioni Ottiche (Museo Illusione tra arte e scienza), prima di partire abbiamo controllato il sito internet ufficiale della struttura, dove c’è chiaramente scritto «disabili gratuiti».
Arrivati alla biglietteria, con la convinzione di trovarmi di fronte a un luogo inclusivo, ho esibito i documenti ufficiali: la Disability Card (Carta Europea della Disabilità) – strumento nato proprio per certificare lo status in Europa tutelando la privacy del titolare – e il regolare verbale INPS del bambino. La risposta della cassiera ci ha lasciati di sasso. Si è rifiutata di riconoscerci l’agevolazione e ci ha imposto il pagamento del biglietto intero. La motivazione? Secondo lei l’omaggio spettava «solo a chi è in sedia a rotelle».
In quel momento mi sono sentito profondamente umiliato. Mi sono ritrovato a dover descrivere a voce e pubblicamente la patologia neurocomportamentale di mio figlio nel tentativo disperato di difendere un suo diritto sacrosanto.
È stata una violenta violazione della sua privacy e della sua dignità di minore. La disabilità non si misura con la presenza di una carrozzina: esistono le disabilità invisibili, non per questo meno gravi o meno meritevoli di rispetto.
La cosa ancora più grave è che non si è trattato dell’errore isolato di un singolo dipendente. Una volta tornato a casa, controllando le recensioni pubbliche di Google del Museo, ho scoperto con amarezza che un’altra famiglia, pochissimo tempo fa, aveva vissuto la nostra stessa identica dinamica in quella biglietteria. È una prassi sistematica della struttura: se non vedono una sedia a rotelle, per loro il diritto non esiste.
Ho deciso di scriverne e di metterci la faccia perché trovo inaccettabile che nel 2026 i genitori debbano ancora subire queste umiliazioni. Il turismo accessibile non può essere solo un bell’annuncio pubblicitario sul web per attirare clienti. Servono direttive rigide e una seria formazione del personale. Nessun genitore dovrebbe mai più essere costretto a “giustificare” o a “mettere in piazza” la patologia del proprio figlio per ottenere ciò che gli spetta di diritto.
Articoli Correlati
- L’arte elogia la follia: la malattia mentale nelle opere dei grandi artisti Spazia dal Medioevo ai giorni nostri il ricco approfondimento dedicato al rapporto tra arte e follia, curato da Stefania Delendati, che scrive tra l’altro: «In un certo senso l’arte, se…
- Il diritto di non sapersi difendere Autismo, disabilità e il paradosso di dover diventare la propria difesa proprio quando non si riesce più a farlo: ruota attorno a questo la storia raccontata da Federica, una storia…
- Se la disperazione diventa un mercato: terapie ingannevoli e autismo Continuano ad emergere casi di genitori che, sopraffatti dalla disperazione, cadono vittime di percorsi alternativi e truffe in cerca di cure e soluzioni per l’autismo. Ringraziamo dunque con particolare calore…