Un ventiquattrenne con disturbo dello spettro autistico è morto dopo essere precipitato dal terrazzo di una struttura di riabilitazione a Monterusciello di Pozzuoli (Napoli). Di fronte alla terribile notizia è dura la presa di posizione della FISH Campania, affiancata dalla FISH Nazionale: «Chi ha in carico la vita di una persona ne deve rispondere fino in fondo e non si può affidare l’assistenza di persone con autismo all’improvvisazione, né trasformarla in una questione di costi. Il ricordo di Roslan deve diventare un impegno concreto, e non l’ennesimo cordoglio»

Roslan (o Ruslan, secondo altre fonti), giovane di 24 anni con disturbo dello spettro autistico, è morto dopo essere precipitato dal terrazzo di una struttura di riabilitazione a Monterusciello di Pozzuoli (Napoli): è questa la terribile notizia proveniente dalle cronache di oggi. Originario dell’Ucraina e cresciuto a Qualiano (Napoli), dove viveva con la famiglia fin da quando aveva tre anni, il giovane era ospite da circa tre anni di quella struttura di riabilitazione nella quale è appunto precipitato da un terrazzo e per lui non c’è stato nulla da fare.
I Carabinieri della Compagnia di Pozzuoli stanno ricostruendo la dinamica e l’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia. La madre del giovane, assistita dall’avvocato Sergio Pisani, pone una domanda semplice e terribile: perché suo figlio sarebbe stato lasciato solo, dal momento che era seguito da terapisti personali di giorno e di notte? Anche il legale chiede che si verifichino le modalità di assistenza e sorveglianza e si ricostruisca la sequenza degli eventi.
«Non si può improvvisare né risparmiare. Servono controlli veri e regole di accreditamento riscritte»: è il duro commento della FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), affiancata dalla FISH Nazionale, e nella sua ferma presa di posizione, Gennaro Pezzurro, presidente della Federazione campana, accanto al cordoglio esprime contiene una richiesta netta alle Istituzioni: «Ci stringiamo alla madre del giovane e a tutti coloro che gli hanno voluto bene – dichiara infatti – e senza anticipare conclusioni, che spettano alla Magistratura, crediamo che la domanda di quella madre sia una domanda pubblica e che le risposte debbano arrivare in tempi certi e in modo trasparente. Chi ha in carico la vita di una persona ne deve rispondere fino in fondo!». «Non si può affidare l’assistenza di persone con autismo all’improvvisazione – prosegue Pezzurro -, e nemmeno trasformarla in una questione di costi. Un turno scoperto, un operatore non formato, una vigilanza che c’è sulla carta ma non nella pratica: è qui che passa la differenza tra un luogo che cura e un luogo che custodisce. E noi non vogliamo luoghi che custodiscono, né che contengono».
Dal canto suo, Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH, afferma: «La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata nel 2009 dal nostro Paese con la Legge 18/09, e in particolare agli articoli 16 (Diritto di non essere sottoposto a sfruttamento, violenza e maltrattamenti) e 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società) parla chiaro: protezione da ogni forma di violenza e abuso, monitoraggio indipendente delle strutture, diritto a vivere nella comunità. E la recente riforma sul Progetto di Vita, sancita dal Decreto Legislativo 62/24, ha indicato la direzione. Ora serve che quei principi diventino pratica quotidiana in ogni servizio e in ogni territorio, perché una norma che resta sulla carta non protegge nessuno».
«Ogni servizio – riprende il Presidente della FISH Campania – dev’essere costruito attorno a un progetto di vita, con la persona e con la famiglia, e deve puntare all’autonomia e all’inclusione, non alla permanenza prolungata in contesti chiusi. Chiediamo pertanto a Regione, ASL e Ministero un piano straordinario di controlli, anche non annunciati, e una revisione dei criteri di accreditamento, che oggi misurano troppo la conformità dei documenti e troppo poco la qualità reale dell’assistenza. Chiediamo inoltre che i piani di gestione del rischio delle strutture siano pubblici, aggiornati e verificabili, e che sia sempre chiaro con quale titolo ciascun servizio opera. Chiediamo infine che queste strutture siano aperte, davvero e sempre, allo sguardo delle famiglie, del territorio, degli organismi di tutela. Ciò che è visibile è anche più sicuro».
C’è un ulteriore passaggio sulla cultura del rischio, che per Pezzurro riguarda tutto il Paese: «Quando una falla non provoca danni per mesi – sottolinea – la si considera normale, e quando ci si sente protetti, si smette di fare attenzione. Vale alla guida, negli ospedali, ovunque. Ma chi ha in mano la vita dei più fragili non può permettersi di dimenticare cos’è il rischio. Si dovrebbe imparare a riconoscerlo prima che accada qualcosa, e non dopo».
Rivolge inoltre un’osservazione anche al mondo associativo: «Ognuno di noi – dice -, nel Terzo Settore, deve chiedersi se è all’altezza di questo momento. La tutela dei diritti non si esaurisce in un comunicato o in un post nelle ore in cui una tragedia occupa le cronache, e non può diventare un’occasione di visibilità per chi si affaccia solo quando c’è una telecamera accesa. Né si esaurisce nelle aule di giustizia. Le battaglie giudiziarie hanno la loro dignità e, quando servono, vanno condotte, ma da sole risolvono poco o nulla: possono accertare responsabilità su un singolo caso, non cambiano il sistema che lo ha reso possibile. Quello si cambia con un lavoro quotidiano, fatto di presenza nei tavoli, di monitoraggio, di competenze, di proposte concrete e di una costanza che non fa rumore. Le famiglie non hanno bisogno di indignazione a orologeria, ma di interlocutori che ci siano anche quando le telecamere si spengono».
E infine a Pezzurro preme particolarmente anche respingere uno stereotipo tuttora molto diffuso: «Parlare di “autismo aggressivo” è sbagliato e dannoso. Non esiste. Ciò che viene letto come aggressività, verso gli altri o verso se stessi, è molto spesso un modo di comunicare un bisogno che nessuno ha saputo ascoltare: dolore, sete, fame, paura. Provi chiunque a non essere ascoltato quando ha sete o fame e a non avere le parole per dirlo. Il problema non è l’autismo, ma la competenza di chi lo accompagna».
«Seguiremo questa vicenda con attenzione e rigore – concludono i Presidenti della FISH Campania e della FISH Nazionale -, nel rispetto della famiglia e dell’inchiesta, dichiarandoci pienamente disponibili a un confronto con le Istituzioni competenti. Il ricordo di Roslan deve diventare un impegno concreto, e non l’ennesimo cordoglio».
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