I principali controllori dobbiamo essere noi, persone con disabilità

di Maurizio Cocchi*
«Bisogna tenere sotto stretto controllo proprio i controllori – scrive Maurizio Cocchi – perché se abbiamo leggi sulla disabilità che non vengono fatte funzionare e diciamo che è per la mancanza di controlli, diventa urgente spostare la nostra attenzione proprio sui controllori che mancano o che non funzionano. E ricordo che i principali controllori siamo noi persone con disabilità e che spesso siamo noi a non funzionare, quando stiamo zitti per quieto vivere, non interveniamo per pigrizia o ci nascondiamo per paura di ritorsioni»

Omino seduto su punto interrogativo rossoQuante volte abbiamo sentito dire, o ci siamo detti, che in Italia abbiamo le leggi a tutela delle persone con disabilità fra le migliori del mondo? E quante volte ci siamo detti e abbiamo constatato che sono ancora troppe le cose a non funzionare?
A tutti i livelli, non solo nei servizi sociali e per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità, sentiamo dire come il più inutile dei mantra, che mancano o non funzionano le strutture di controllo. È dunque arrivato il momento di occuparsi del funzionamento e dell’efficienza degli organismi di vigilanza e controllo. Ma da dove cominciare?
Beh, per noi persone con disabilità è facile, abbiamo la neonata Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità, cominciamo col verificarne il funzionamento e soprattutto i risultati ottenuti.

Alla fine di giugno ho mandato una segnalazione all’Autorità e nei giorni scorsi ho segnalato lo stesso problema, con queste parole: «Concessione dei permessi di uscita all’Istituto Riabilitativo Montecatone di Imola: in giugno sono stato ricoverato all’Istituto di Riabilitazione di Montecatone per quasi tutto il mese. Al momento di chiedere di lasciare la struttura per dei permessi temporanei, mi è stato detto che per i permessi giornalieri occorrevano delle motivazioni sanitarie, in altri termini si poteva lasciare la struttura solo per usufruire di altre prestazioni mediche o infermieristiche. Per quanto riguarda i permessi che prevedevano il pernottamento all’esterno, era consentita soltanto la permanenza fuori dall’istituto per tre notti per l’intero periodo del ricovero, indipendentemente dalla sua durata. Alla domanda se queste restrizioni fossero legate a motivazioni mediche e se con il parere medico fosse possibile superarle, la risposta è stata che si trattava di misure previste da regolamento e che quindi non potevano essere messe in discussione in nessun modo. I ricoveri in questa struttura possono essere anche molto lunghi e quindi queste regole, per altro poco motivate, risultano particolarmente penalizzanti. Più in generale, occorre osservare come la restrizione della libertà senza motivazioni di legge ed in assenza di certificazione medica, risulta come una palese violazione dei diritti delle persone con disabilità, se non addirittura dei diritti umani in generale».

La segnalazione all’Autorità, dunque, va fatta in un apposito form, raggiungibile con SPID o CIE, e una volta inviato il contenuto, compare la seguente dicitura: «Successo! Segnalazione inviata con successo!». A seguire, il vuoto più assoluto, nessuna tracciabilità, nessuna comunicazione di protocollo, nessuna comunicazione di presa in carico, nessun avviso di incongruenza di quanto segnalato, niente.
Dove è finita la mia segnalazione? Nel corso di una mia intervista audiovideo ripresa anche su queste pagine, il Presidente dell’Autorità Garante ebbe a dire che avevano ricevuto in pochi mesi più di 2.000 segnalazioni, ma cosa ne è stato fatto? Quante ne sono state esaminate?
Nella Relazione Annuale 2025 l’Autorità Garante, nell’Introduzione, dichiara (pagina 5 righe 16-18): «Occorre sottolineare un elemento essenziale: l’Autorità Garante, nel 2025, era una istituzione ancora giovane e inizialmente poco conosciuta. Nonostante questo, sono pervenute circa milletrecento segnalazioni, un numero significativo se rapportato alla recente istituzione dell’Autorità e alla fase ancora iniziale della sua conoscenza da parte dei cittadini, e che si è ampliato progressivamente nel corso dei mesi, continuando a crescere con l’aumentare della conoscenza del ruolo e delle funzioni dell’Autorità».
Quindi, siamo in presenza di una stima approssimata, neanche scritta in cifre, ma buttata lì, in un ragionamento che evidenzia l’importanza dell’Autorità Garante e l’enormità del fabbisogno. Ma quante di queste segnalazioni sono state prese in carico e la presa in carico ha dato risultato positivo, risolvendo il problema, o i trasgressori hanno fatto spallucce e tirato avanti come se niente fosse?

Ma andiamo con ordine, come vengono trattate le segnalazioni? Diamo un’occhiata alle pagine 11 e 12 della citata Relazione: «A tal fine, l’Autorità Garante, per l’anno 2025, ha stipulato un Protocollo d’Intesa con l’UNAR, l’ufficio costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, avviando una procedura “sperimentale” di gestione delle segnalazioni pervenute tramite molteplici canali sia al Garante che all’UNAR stesso. L’Autorità Garante, attraverso il proprio Ufficio, ha inoltrato all’UNAR le segnalazioni ricevute, unitamente ad un elenco sintetico delle stesse e ad una preliminare valutazione di pertinenza, aggiornato e condiviso tra gli uffici per la definizione del singolo caso; l’UNAR ha proceduto, per ciascuna segnalazione ricevuta, al caricamento dei dati, dei documenti e di ogni informazione utile nell’applicativo già in uso per la gestione delle proprie segnalazioni; l’UNAR, dopo aver effettuato l’esame preliminare delle segnalazioni, ha restituito all’Autorità Garante il report contenente la proposta di azione individuata, nell’ambito delle competenze e funzioni assegnate, indicando, altresì, le segnalazioni aventi particolare urgenza, per i seguiti operativi affidati all’Autorità Garante stessa; l’UNAR – a sua volta – ha inoltrato all’Autorità Garante le segnalazioni acquisite nell’esercizio dei propri compiti, aventi ad oggetto la violazione dei diritti delle persone con disabilità, per le valutazioni e le attività di competenza. Ogni segnalazione non è stata trattata come un mero procedimento amministrativo, ma come una testimonianza diretta di realtà spesso non rilevabili attraverso i dati ufficiali. Le segnalazioni hanno rappresentato una forma concreta di partecipazione civica: cittadini e associazioni che si rivolgono all’istituzione di garanzia per chiedere tutela, orientamento e giustizia».
Beh, una cosa l’ho capita. Ho fatto bene a mandare due volte la stessa segnalazione, in questo valzer viennese qualche pratica potrebbe sempre perdersi. Ciò che risulta meno chiaro, è chi debba occuparsi di risolvere i problemi segnalati dai cittadini.

Nella stessa Relazione si fa un cenno ai principali interventi effettuati dall’Autorità; eccoli in estrema sintesi:
° Garantire le prestazioni mediche ad un ragazzo autistico in àmbito scolastico: sì insomma nessuno voleva dargli le medicine.
° Stalli di sosta personalizzati: sembra che da qualche parte nel nostro Bel Paese i parcheggi riservati costituiscano un privilegio e che ci siano persone con disabilità che ne approfittano.
° Università accessibile: viene riportato un caso di una persona con disabilità che chiede il trasferimento ad una università vicino a casa.
° Inserimento lavorativo con facilitazioni: veniva negato lo smart working a una persona con disabilità con mansioni amministrative in tribunale.
Quanti casi vengono raccontati, come “storielle da romanzo d’appendice”, in quella Relazione? Se contiamo l’incredibile storia degli stalli, possiamo arrivare a al massimo a 10-20 situazioni affrontate e risolte, ma tutte le altre, 1.280, che fine hanno fatto? Hanno trovato una soluzione? Sono state esaminate, prese in carico o sono ancora lì che “rimbalzano” tra l’Autorità Garante e l’UNAR?
In tutta la relazione – 34 pagine A4 – ci fosse almeno una tabella a parlarci di che fine hanno fatto le segnalazioni, cosicché alla fine di tutte le fiere non sappiamo neanche quante sono state esattamente e “un circa” non basta, non è rispettoso verso tutti coloro che le hanno fatte, perdendo tempo nella speranza di risolvere il loro problema.
Anche guardando il sito dell’Autorità al link Amministrazione Trasparente, troviamo tutta una serie di procedure con relativo riferimento di legge, ma nessuna indicazione su come vengono trattate le segnalazioni pervenute. Il risultato è che abbiamo 1.300, pardon 1.280, segnalazioni che ancora aspettano una risposta e non sanno neanche se la loro richiesta è legittima, inutile o improponibile.
Ora, io non so bene quali siano i compiti dell’Autorità Garante, e mi riprometto di approfondire l’argomento in una prossima occasione, ma se deve servire solo a segnalare ad altre fantomatiche autorità preposte, beh, allora grazie, ma bastano l’associazionismo e le persone con disabilità in primo luogo.

Effettivamente, in questo mio intervento, intendo solo segnalare l’esigenza di tenere sotto stretto controllo proprio i controllori, perché se abbiamo leggi che non vengono fatte funzionare e diciamo per mancanza di controlli, diventa urgente spostare il fuoco della nostra artiglieria proprio sui controllori, per quelli che mancano e soprattutto per quelli che non funzionano.
Infine, mi permetto di ricordare che i principali controllori siamo noi persone con disabilità e in molti casi siamo noi a non funzionare, quando stiamo zitti per quieto vivere, quando non interveniamo per pigrizia, quando ci nascondiamo per paura di ritorsioni. Evitiamolo, è meglio!

*Persona con disabilità, pedagogista, già presidente di Cooperativa Sociale, attivista per le persone con disabilità, formatore socratico ([email protected]).

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