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«I genitori che trasmettono lo stigma nei confronti delle persone con disabilità – scrive Luca Grecchi – contribuiscono a far introiettare ai propri figli un’abitudine alla chiusura, opposta a quanto invece richiesto dalla natura umana, la quale si arricchisce, appunto, mediante l’apertura comunitaria. Chi agisce contro natura agisce però contro il proprio bene, per cui un genitore escludente indirizza il proprio figlio, nel tempo, su una strada non buona, dunque non compiutamente felice» In altri miei precedenti articoli mi sono soffermato spesso sul tema della scuola, in molti casi con riferimento alla scuola primaria. Da essa, in effetti, ma ancor...
«Molto spesso – scrive Marie Helene Benedetti – educatrici ed educatori vengono trattati come figure minori. Come presenze accessorie. Quasi come fossero “gli ultimi degli ultimi” del sistema scolastico. Ma nella mia esperienza ho visto educatori riuscire dove interi sistemi fallivano, entrare in connessione con ragazzi considerati “irraggiungibili”. E quando un educatore sa accendere una luce dentro situazioni dove tutti ormai vedono solo opposizione, rabbia, rifiuto o fallimento, quella persona non va ignorata, ma va ascoltata» Qualche giorno fa sono stata ad Ascoli Piceno per partecipare a uno dei tanti GLO (Gruppi di Lavoro Operativi per l’Inclusione) in cui vengo...
Hanno fatto a dir poco discutere, e continuano a farlo, quei corsi di specializzazione sul sostegno affidati dal Ministero all’INDIRE. Sulla legittimità dei Decreti Legge che li hanno sanciti, ma soprattutto sui contenuti dei loro percorsi formativi, torna ad esprimersi sulle nostrte pagine Salvatore Nocera, secondo il quale, «ridottosi ormai di molto il fabbisogno di docenti specializzati, quei corsi potrebbero certamente cessare, consentendo di tornare ai corsi ordinari gestiti dalle Università» Leggo su «La Stampa» del 5 maggio scorso le lagnanze della mamma di un alunno con disabilità circa i corsi di specializzazione per gli insegnanti di sostegno, gestiti in...
«La sfida – scrive Vincenzo Falabella – è trasformare i social da luoghi di esasperazione a strumenti di crescita civile, spazi capaci di unire anziché dividere, di rafforzare il senso di comunità anziché alimentare individualismi. Perché le persone con disabilità e le loro famiglie non hanno bisogno di guerre mediatiche, ma hanno bisogno di servizi, di diritti esigibili, di politiche serie, di una società più giusta e inclusiva. E questo si costruisce soltanto attraverso il dialogo, la collaborazione e il rispetto reciproco» In un contributo pubblicato su queste stesse pagine [“La disabilità, i social network e la necessità di “fare...
«Le Associazioni che si occupano di disabilità presenti nei social – scrive Luca Grecchi -, dovrebbero cercare, quanto più possibile, di “fare rete”, ovvero di trovare alleanze, accordi, strategie comuni. In questo campo come in altri, infatti, è l’unione che fa la forza, e quest’ultima è molto importante in un mondo come il nostro, caratterizzato da un sistema economico fortemente determinato a ridurre la disabilità, come altri bisogni sociali, ad una voce di spesa da comprimere (per quanto si dichiari di voler fare l’opposto)» “Rete” è il termine che, solitamente, i meno giovani come me utilizzano per indicare il mondo...
«Il problema – scrive tra l’altro Gianfranco Vitale – non è la diagnosi precoce di autismo, ma il problema è ciò che accade dopo. Non è la diagnosi ad essere “pericolosa”, ma l’assenza di servizi adeguati, la scarsità di personale specializzato, i tempi interminabili delle prese in carico, la disorganizzazione dei territori, la solitudine delle famiglie» In un reel pubblicato qualche giorno fa sul proprio profilo Facebook, Nico Acampora [promotore del progetto “PizzAut”, N.d.R.] ha sostenuto che la diagnosi precoce nell’autismo potrebbe essere addirittura “pericolosa”, perché — questo il senso del ragionamento — se un bambino riceve una diagnosi a...