Il risultato più importante dei Giochi Nazionali Estivi di Special Olympics, dei quali si è tenuta nei giorni scorsi la 41^ edizione, è stata certamente la consapevolezza, maturata dagli atleti e dalle atlete, delle proprie potenzialità, diventando esempio, ispirazione e forza per altri atleti e atlete, per chi vive le stesse difficoltà e per tutti coloro che sono ancora chiusi nei pregiudizi verso le disabilità intellettive. Ben lo dimostrano anche le storie di Elisa e Cora

Una settimana di sport, emozioni e relazioni hanno trasformato Lignano Sabbiadoro (Udine), Cordovado (Pordenone), Portogruaro e Bibione (Venezia) in un grande spazio di incontro e inclusione, vedendo oltre 3.000 atleti con e senza disabilità intellettive confrontarsi in 21 discipline sportive, accompagnati dall’energia di 650 tecnici, 1.000 volontari, 600 accompagnatori e circa 1.400 familiari, provenienti da tutta Italia. È stata questo la 41^ edizione dei Giochi Nazionali Estivi di Special Olympics, il movimento di sport praticato da persone con disabilità intellettiva, che avevamo presentato nei giorni scorsi, raccontando poi anche la cerimonia di apertura del 20 maggio. «Ma il risultato più importante di questi Giochi – dicono da Special Olympics Italia – non si misura con una medaglia, è bensì la consapevolezza, maturata dagli atleti e dalle atlete, delle proprie potenzialità, una consapevolezza che può diventare esempio, ispirazione e forza per altri atleti e atlete, per chi vive le stesse difficoltà, ma anche per tutte quelle persone ancora chiuse nei pregiudizi verso le disabilità intellettive».
Tra le testimonianze più significative di questa edizione, ad esempio, vi è quella di Elisa Del Signore, 26 anni, atleta di ginnastica artistica di Borgaro Torinese (Torino), che racconta un “prima” e un “dopo” Special Olympics. «Prima di iniziare – dice – pensavo di non essere portata per questo sport. All’inizio c’erano timore e paura, ma pian piano ho iniziato a credere di più in me stessa e a migliorarmi sempre di più. Special Olympics mi ha cambiato la vita come persona e come atleta, aprendomi un mondo completamente nuovo. All’inizio, infatti, la disabilità era come una gabbia, una trappola che mi impediva di essere come tutti gli altri. Poi ho capito che potevo fare tutto ciò che desideravo, seguendo i miei tempi».

Oggi Elisa studia, lavora, pratica sport e coltiva le sue passioni. Attraverso il progetto RecuperAbile, promosso da Geogym, trasforma materiali di scarto degli attrezzi da ginnastica in gadget e oggetti creativi, in un percorso che unisce sostenibilità e inclusione lavorativa per persone con disabilità intellettiva. «E se c’è una cosa che voglio dire a tutti quelli che hanno le mie stesse difficoltà – conclude – è di non arrendersi e continuare a raggiungere i propri obiettivi».
Un’altra testimonianza di fantasia e sensibilità arrivata dai recenti Giochi è quella di Cora Manzini Nardini, che descrive il proprio mondo come «un viaggio tra sogni, pianeti e castelli incantati». «Sono una ragazza che di notte sogna parecchio – racconta -, immagino di volare su una macchina volante, di andare dai miei angeli e poi fino a Plutone, il mio pianeta preferito. Ma la parte più bella è arrivare nel mio “castello incantato”, pieno di tutte le cose che amo: la musica, il basket, la pallavolo, disegnare, stare con gli amici. Quando gioco insieme alla mia squadra, infatti, mi sento super felice. Lo sport mi ha aiutato a essere più gentile, più allegra e più serena con le persone che ho intorno».
Per Cora, sottolineano da Special Olympics Italia, «la disabilità è una condizione, non un limite ed è proprio questa la visione che vogliamo continuare a promuovere: creare luoghi dove ogni persona possa sentirsi riconosciuta nelle proprie capacità e non definita dalle proprie difficoltà».
Il prossimo appuntamento con un evento nazionale di Special Olympics sarà ora dal 12 al 14 giugno a Treviso, con la XIII edizione dell’Unified International Basketball Tournament. (S.B.).
Per ulteriori informazioni: [email protected] (Giampiero Casale).
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