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«Non abbiamo bisogno soltanto di più servizi per la disabilità – scrive Tonino Urgesi -, abbiamo bisogno di una società più capace di riconoscere l’umano nelle sue diverse forme. E la sfida del futuro non è costruire luoghi dove “collocare le persone fragili”, ma è costruire comunità dove nessuno venga percepito come fuori posto. Il cosiddetto “Durante Noi”, quindi dovrebbe diventare il tempo della responsabilità condivisa in cui si prepara una società capace di accogliere il “Dopo di Noi”» La domanda «Dopo di noi, dove vivrà nostro figlio?» attraversa da anni il cuore di molte famiglie che vivono l’esperienza della...
«Nessuno, in una classe di scuola, si alza per dire di avere un pregiudizio – scrive Giorgio Sama -, lo negherebbe in buona fede. Eppure il pregiudizio lavora lo stesso, e lo fa nei dettagli: il banco scelto una fila più in là, gli occhi che si spostano quando l’altro parla, la mano che al momento di formare le coppie cerca qualcun altro, il nome di quel compagno pronunciato solo quando serve un favore. Non è la disabilità a isolare, ma è ciò che il gruppo ne fa, giorno dopo giorno» Nessuno, in una classe di scuola, si alza per...
All’evento “ExpoAid” di Rimini, Matteo, persona adulta con disabilità, ha vissuto una giornata piacevole, ricca di incontri, di esperienze e di scoperte. Una giornata in cui si è sentito accolto. La mamma Laura riflette e si chiede: «Come è possibile che lo stesso sistema che dimostra di possedere risorse, competenze, capacità organizzative e visione sufficienti per realizzare un evento così ben progettato faccia poi così tanta fatica a garantire, nella vita quotidiana, quella stessa qualità alle persone con disabilità?» «A me l’ExpoAid di Rimini è piaciuta tanto perché le persone erano gentili e ho ballato i Gioca Jouer nella stanza...
«Quando sento proporre di nuovo classi e scuole speciali – scrive Viviana Bucciarelli – penso a quella bambina che mi guardava incredula mentre ero io, l’adulta, a spiegarle perché mio figlio Carmine, ragazzo con grave disabilità cognitiva, non potesse partecipare a un gioco. “Certo che può giocare – mi disse -, noi sappiamo come fare!”. Forse, prima di tornare a separare, dovremmo imparare qualcosa proprio da loro» In questi giorni si è tornati a parlare, con sorprendente leggerezza, della possibilità di riportare i bambini con disabilità in classi o scuole speciali. L’idea è che, almeno per quelli con le compromissioni...
«Il paternalismo – scrive Luca Grecchi -, minando la fiducia nell’autoefficacia della persona con disabilità, le lascia credere di essere un individuo fragile necessitante di ricevere protezione, dando in cambio docilità, con la conseguenza che il bene offerto produce non autonomia, ma dipendenza; è una forma di prevaricazione, perché tende a far permanere l’altra persona in un’indesiderabile condizione di minorità. Ed è anche una modalità subdola, poiché spesso non viene percepita come tale, almeno in maniera consapevole, da chi la subisce» Per paternalismo si intende generalmente un comportamento protettivo ritenuto benevolo, simile a quello posto in essere da un padre, praticato...
«Vogliamo continuare a ripeterci – scrive Maurizio Piacenza – che abbiamo una normativa sull’inclusione scolastica invidiata da molti, anche se il quotidiano ci racconta una realtà nella quale troppo spesso c’è solo “un’inclusione di plastica”, oppure vogliamo rendere sostanziale ciò che spesso resta solo formale? Non accontentiamoci di restare fermi alla forma senza farla diventare sostanza. Insomma, “fatta la normativa, servirebbe fare cultura”!» Sono 13 anni che conviviamo con un’epilessia farmacoresistente. La malattia ha portato “in dono” una disabilità e una certa qual fatica nello studio. Abbiamo dunque un PEI (Piano Educativo Individualizzato) e sì, uso e userò il plurale...