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«Dove c’è lei – racconta Elena Malagoli -, c’è sempre anche lui. Le cammina dietro con un po’ di difficoltà e si guarda intorno da dietro gli occhiali spessi, con quell’espressione stupita e curiosa da perenne ragazzino. Invece è un uomo di 32 anni che una malattia genetica ha reso fragile, sia fisicamente che mentalmente e che la madre ha cresciuto da sola. “Facciamo l’aperitivo?”, chiede emozionato e questa sua emozione è per il fatto di essere anche lui in mezzo alla gente a fare l’aperitivo, non gli succede spesso…» Sono al tavolino di un bar all’aperto e arriva lei,...
«Non abbiamo bisogno soltanto di più servizi per la disabilità – scrive Tonino Urgesi -, abbiamo bisogno di una società più capace di riconoscere l’umano nelle sue diverse forme. E la sfida del futuro non è costruire luoghi dove “collocare le persone fragili”, ma è costruire comunità dove nessuno venga percepito come fuori posto. Il cosiddetto “Durante Noi”, quindi dovrebbe diventare il tempo della responsabilità condivisa in cui si prepara una società capace di accogliere il “Dopo di Noi”» La domanda «Dopo di noi, dove vivrà nostro figlio?» attraversa da anni il cuore di molte famiglie che vivono l’esperienza della...
«Nessuno, in una classe di scuola, si alza per dire di avere un pregiudizio – scrive Giorgio Sama -, lo negherebbe in buona fede. Eppure il pregiudizio lavora lo stesso, e lo fa nei dettagli: il banco scelto una fila più in là, gli occhi che si spostano quando l’altro parla, la mano che al momento di formare le coppie cerca qualcun altro, il nome di quel compagno pronunciato solo quando serve un favore. Non è la disabilità a isolare, ma è ciò che il gruppo ne fa, giorno dopo giorno» Nessuno, in una classe di scuola, si alza per...
All’evento “ExpoAid” di Rimini, Matteo, persona adulta con disabilità, ha vissuto una giornata piacevole, ricca di incontri, di esperienze e di scoperte. Una giornata in cui si è sentito accolto. La mamma Laura riflette e si chiede: «Come è possibile che lo stesso sistema che dimostra di possedere risorse, competenze, capacità organizzative e visione sufficienti per realizzare un evento così ben progettato faccia poi così tanta fatica a garantire, nella vita quotidiana, quella stessa qualità alle persone con disabilità?» «A me l’ExpoAid di Rimini è piaciuta tanto perché le persone erano gentili e ho ballato i Gioca Jouer nella stanza...
«Quando sento proporre di nuovo classi e scuole speciali – scrive Viviana Bucciarelli – penso a quella bambina che mi guardava incredula mentre ero io, l’adulta, a spiegarle perché mio figlio Carmine, ragazzo con grave disabilità cognitiva, non potesse partecipare a un gioco. “Certo che può giocare – mi disse -, noi sappiamo come fare!”. Forse, prima di tornare a separare, dovremmo imparare qualcosa proprio da loro» In questi giorni si è tornati a parlare, con sorprendente leggerezza, della possibilità di riportare i bambini con disabilità in classi o scuole speciali. L’idea è che, almeno per quelli con le compromissioni...
«Il paternalismo – scrive Luca Grecchi -, minando la fiducia nell’autoefficacia della persona con disabilità, le lascia credere di essere un individuo fragile necessitante di ricevere protezione, dando in cambio docilità, con la conseguenza che il bene offerto produce non autonomia, ma dipendenza; è una forma di prevaricazione, perché tende a far permanere l’altra persona in un’indesiderabile condizione di minorità. Ed è anche una modalità subdola, poiché spesso non viene percepita come tale, almeno in maniera consapevole, da chi la subisce» Per paternalismo si intende generalmente un comportamento protettivo ritenuto benevolo, simile a quello posto in essere da un padre, praticato...