Le critiche dell’Autorità Garante al “Decreto Scuola”

«Alcune norme pensate per rendere più efficiente l’organizzazione scolastica rischiano di irrigidire la progettazione educativa, di ridurre la partecipazione delle famiglie e di far dipendere il sostegno dalle risorse disponibili. Il Decreto, inoltre, non si raccorda con la riforma della disabilità e con il Progetto di Vita»: sono le critiche rivolte dall’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità al cosiddetto “Decreto Scuola”, durante un’audizione al Senato sulla conversione in legge di quello stesso Decreto

Bimbo con disabilità a scuolaL’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità è stata ascoltata dalla 7a Commissione del Senato (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport), nell’àmbito dell’esame del Disegno di Legge S 2053 di conversione in legge del Decreto Legge 170/26, il cosiddetto “Decreto Scuola” che tanto sta facendo discutere ormai da settimane, anche sulle nostre pagine (si legga in calce l’elenco dei contributi da noi finora pubblicati).
Il giudizio dell’Autorità – per conto della quale è intervenuto in tale occasione il componente del Collegio Antonio Pelagatti – è critico, così come espresso anche in una memoria trasmessa in precedenza alla Commissione. «Alcune norme pensate per rendere più efficiente l’organizzazione scolastica – si legge infatti in una nota – rischiano di irrigidire la progettazione educativa, di ridurre la partecipazione delle famiglie e di far dipendere il sostegno dalle risorse disponibili. Il Decreto, inoltre, non si raccorda con la riforma della disabilità e con il Progetto di Vita».

«Questo provvedimento – dichiarano dal Collegio dell’Autorità Garante – risponde sì a esigenze di programmazione che comprendiamo, ma in più punti rovescia il rapporto tra persone e organizzazione: sono infatti i bisogni dell’alunno, e non l’organico disponibile, a dover stabilire il sostegno necessario. Allo stesso modo, il PEI (Piano Educativo Individualizzato) deve accompagnare la crescita della persona anziché inseguire le scadenze amministrative, e può farlo solo se le famiglie e i servizi sanitari partecipano davvero alla costruzione di esso, senza che la loro presenza diventi un passaggio da saltare quando mancano i tempi. Per la stessa ragione, nessun alunno con disabilità dovrebbe essere costretto a cambiare scuola per rispettare una percentuale».
«La scuola – concludono dal Collegio – ha il compito di aprire possibilità, non di fissare in anticipo i limiti di un ragazzo. Chiediamo pertanto al Parlamento di correggere il testo in sede di conversione». (S.B.)

Alla questione trattata nel presente testo abbiamo già dedicato: Ma il Piano Educativo Individualizzato non è un impiccio burocratico! di ANFFAS Nazionale e AIPD Nazionale (a questo link); I nostri figli con disabilità non sono una pratica da snellire! di Marie Helene Benedetti (a questo link); Tutti quelli che dicono: il Piano Educativo Individualizzato non è affatto un impiccio burocratico! (a questo link); Piani Educativi Individualizzati di studenti e studentesse con disabilità: il Ministro scrive ai genitori (a questo link); Ancora a proposito dei Piani Educativi Individualizzati degli studenti e delle studentesse con disabilità di Roberto Speziale e Gianfranco Salbini (a questo link); Piani Educativi Individualizzati: la diagnosi può essere la stessa, un bambino no di ABC Italia (a questo link); Alcune ragioni per cui il nuovo “Decreto Scuola” fa arretrare di parecchio l’inclusione scolastica di Paola Di Michele (a questo link); L’inclusione degli alunni con disabilità è un processo dinamico basato sul Progetto di Vita di Vari docenti ed educatori della scuola (a questo link).
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