Alcune ragioni per cui il nuovo “Decreto Scuola” fa arretrare di parecchio l’inclusione scolastica

di Paola Di Michele*
Assegnazione delle ore di sostegno, le scadenze, il ruolo del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), il valore giuridico del titolo di studio, il PEI (Piano Educativo Individualizzato) e la sua natura: «sono i temi – scrive Paola Di Michele – su cui vorrei soffermarmi, per spiegare perché il recente “Decreto Scuola” fa compiere, a mio parere, un salto indietro di vent’anni all’inclusione scolastica degli alunni e delle alunne con disabilità»
Grafica sul GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l'Inclusione)
«È notorio, o dovrebbe esserlo – scrive Paola Di Michele – che il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), è ciò che, in piccolo, definiamo “comunità educante”. Ma in realtà, per chi lavora a scuola, i GLO sono l’essenza di ciò che non funziona»

Da oltre quindici anni si assiste ad una fiorente messe normativa che riguarda l’inclusione scolastica e alla relativa “fatica” delle singole scuole di comprenderla e tentare, spesso pro domo sua, di interpretarla.
Da quindici anni mi trovo nella perigliosa posizione di chi spiega la ratio e la tecnica della compilazione del PEI, il Piano Educativo Individualizzato (prima nei corsi regionali per assistenti all’autonomia e comunicazione e poi nei TFA sostegno, i Tirocini di Formazione Attiva), di chi ne parla nei convegni (soprattutto nell’aspetto per cui il PEI è parte attiva e integrante del Progetto di Vita), ma, soprattutto, nella posizione di chi il PEI materialmente lo scrive, lo coordina, lo mette in atto e lo valuta.
Ecco perché stavolta, digerita la prima dose di incredulità, mi ritrovo a dover elencare, punto per punto, i motivi per cui questo “urgente” “Decreto Scuola” [Decreto Legge 170/26, N.d.R.], fa compiere un salto indietro di vent’anni all’inclusione scolastica degli alunni e delle alunne con disabilità, nell’articolo, il primo, che la riguarda direttamente.
Tacerò dunque sulla storia del “tetto” per gli stranieri, tacendo altresì sul mancato utilizzo della terminologia corretta da parte del Ministero (ovvero “studenti Nuovi Arrivati in Italia”) o sull’evidente questione dell’inverno demografico che ci attanaglia da anni; tacerò sulla storia dei fantomatici burka e nikab che mai mi è stato concesso di vedere in alcuna scuola. Mi limiterò dunque ad un elenco che riguarda la sola inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità.

L’assegnazione delle ore di sostegno
Se lo scopo è garantire le ore di sostegno richieste dal GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione), allora la modalità non è questa; notoriamente, sono gli Uffici Scolastici a destinare, centellinandole, le risorse. Prova ne è lo stillicidio di bollettini con cui vengono effettuate le nomine su sostegno dalle graduatorie provinciali e il fatto che, a tutt’oggi, circa un terzo degli insegnanti è “stabilmente” precario; ragionando in modo controintuitivo, inoltre, parlare di ore assegnate stabilmente è quanto di più lontano dalle logiche dell’ICF [la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.], per cui le necessità, per fattori di sviluppo e di contesto, possono variare e può essere anche utile, a volte, diminuire il supporto necessario.
Come avrebbe detto Andrea Canevaro, e come dico spesso ai miei studenti, «A ciascuno ciò che spetta, né di più, né di meno», ovvero, è necessario sempre un ragionamento pedagogico serio che definisca i livelli di supporto necessari di volta in volta, per favorire l’autodeterminazione e non alimentare il cosiddetto “circolo dell’impotenza appresa”, favorendo le imperanti logiche di delega al sostegno che sono seriamente il vulnus più grande all’attuazione reale dell’inclusione scolastica.

Le scadenze
Sembrerebbe un’ovvietà, ma a quanto pare non lo è. A fine giugno, l’anno termina e si compila la Sezione 11 del PEI, ovvero la Relazione finale in cui si elencano i risultati raggiunti, quelli non raggiunti e quelli parzialmente raggiunti, cerando di comprenderne il perché e proporre eventuali aggiustamenti per l’anno successivo. Ergo, ciò che si fa a giugno è valutare l’efficacia del progetto passato, non definire il nuovo. Ed è proprio all’inizio dell’anno successivo che si scrive, ex novo, il nuovo PEI. Per altro, data la girandola di nomine (su tutte le classi di concorso, beninteso), raramente l’organico è completo e definitivo prima della fine di ottobre. E dunque, come può anche solo venire in mente che si possa approvare il PEI definitivo il 15 ottobre, realizzando in un mese l’osservazione, la progettazione di tutto il Consiglio di Classe e la relativa convocazione del GLO? Come si può ignorare che la piattaforma SIDI (Sistema Informativo dell’Istruzione), dove si potrebbe compilare il PEI online, risolvendo così l’annoso problema dell’accessibilità al documento da parte di tutti i membri del GLO, non sia ancora attiva?

Il ruolo del Gruppo di Lavoro Operativo
È notorio, o dovrebbe esserlo, che il GLO, il già citato Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione, è ciò che, in piccolo, definiamo “comunità educante”. Comprende tutto: il Consiglio di Classe, il Dirigente Scolastico, i genitori, le figure interne e esterne (ovvero i poveri assistenti all’autonomia e comunicazione che non vengono neanche citati dalla normativa) e i rappresentanti di ASL e Comuni.
Per chi lavora a scuola, i GLO sono l’essenza di ciò che non funziona: GLO convocati in orario di servizio che diventano un colloquio triste e solitario fra sostegno e genitori; GLO disertati dalle ASL e dai rappresentanti degli Enti Locali, in cui la scuola è l’ultimo e unico baluardo del diritto all’inclusione; GLO in cui la partecipazione dei docenti curricolari è una battaglia che spesso viene persa perché la logica della delega al sostegno regna sovrana; GLO in cui gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione non vengono convocati o perché gli Enti Locali non pagano o perché, semplicemente, ci si dimentica di loro.
Ecco perché avallare l’assenza di una delle componenti ai fini della validità del GLO (i genitori) significa avallare una serie di cattivissime pratiche contro cui ci si batte da anni, perdendo sempre più terreno.

Il PEI e il valore giuridico del titolo di studio
Qui scendo più nel dettaglio. Nella scuola secondaria di secondo grado, dove ho la gioia di prestare servizio, gli insegnanti del Consiglio di Classe sono chiamati ad un compito ancora più gravoso nella stesura del PEI, ovvero decidere sul Percorso B, personalizzato che dà accesso al diploma, e il Percorso C, differenziato, che rilascia un semplice attestato delle competenze. Diventa cruciale, in questa modalità, un’accurata stesura della sezione curricolare, in cui ogni docente deve, in base alla progettazione curricolare di ciascun anno, personalizzare obiettivi disciplinari specifici, competenze, abilità e metodi di verifica. Si tratta di un compito delicato e importante, che serve a certificare, di anno in anno, gli obiettivi didattici e l’effettivo raggiungimento di competenze che cambiano perché cambiano, di anno in anno, i curricola didattici e il carico cognitivo che ogni disciplina richiede. E questo vale anche per il percorso differenziato. Perché il raggiungimento di competenze spendibili è lo scopo primario che porta all’autodeterminazione dello studente con disabilità. Perché, teniamolo bene a mente, il PEI è parte integrante del Progetto di Vita e ciò che progettiamo oggi determina la vita di domani.
Ergo, dopo anni passati ad inseguire e spiegare ai colleghi curricolari la necessità di compilare bene questa parte, è arrivato il momento di certificare la sconfitta della pedagogia delle competenze e del coinvolgimento di tutti nel processo di inclusione?

Il PEI e la sua natura: pedagogia vs burocrazia
E giungo alle considerazioni finali. Esiste da sempre una tendenza a burocratizzare l’educazione. A ridurla a griglie, dipartimenti, indicazioni nazionali e mappe concettuali linde e sintetiche. A semplificare, snaturare, anestetizzare la pedagogia a favore della burocrazia più sterile. Ma l’educazione è altro.
L’educazione è il regno dell’insondabile, del mutevole, del divenire. Ridurre il PEI a pura burocrazia è ciò contro cui lottano da sempre i bravi (e stanchi) educatori. Mi riferisco agli anni dei PEI in fotocopia, all’abitudine di scrivere il PEI in solitaria da parte degli insegnanti di sostegno, alla nuovissima tendenza dei PEI by chatgpt [tramite l’intelligenza artificiale, N.d.R.].
Ma ogni PEI è un oggetto vivo, mobile, umbratile. Suscettibile di errori e di cambiamenti. Perché ogni alunno/alunna è un universo in perenne mutazione. Parlare di «sopravvenute condizioni delle persone» le riduce a mera diagnosi, codice numerico, etichetta. Ignora gli aspetti psico-sociali, ovvero la relazione, lo sviluppo (rapido, a scatti, insondabile), il contesto.
Ciascuno di noi è tutto questo. E cristallizzare il PEI senza tenerne conto è dare ragione a tutti quelli che, in fondo, l’inclusione non la vogliono, non ne vogliono la fatica, non ne vogliono la sfida, non ne vogliono la difficoltà di immaginare una scuola per tutti e per ciascuno, in grado di cambiare tutte le volte che serve.
Panta rei, “tutto scorre”. Nulla è immutabile. Soprattutto se ci si assume la responsabilità di educare, di includere, di immaginare, per i nostri studenti e studentesse, un futuro che ancora non esiste.

*Insegnante di sostegno, già assistente all’autonomia e alla comunicazione.

Alla questione trattata nel presente contributo abbiamo dedicato i seguenti testi: Ma il Piano Educativo Individualizzato non è un impiccio burocratico! di ANFFAS Nazionale e AIPD Nazionale (a questo link); I nostri figli con disabilità non sono una pratica da snellire! di Marie Helene Benedetti (a questo link); Tutti quelli che dicono: il Piano Educativo Individualizzato non è affatto un impiccio burocratico! (a questo link); Piani Educativi Individualizzati di studenti e studentesse con disabilità: il Ministro scrive ai genitori (a questo link); Ancora a proposito dei Piani Educativi Individualizzati degli studenti e delle studentesse con disabilità di Roberto Speziale e Gianfranco Salbini (a questo link); Piani Educativi Individualizzati: la diagnosi può essere la stessa, un bambino no di ABC Italia (a questo link).
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